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A poche ore dall’inizio del concerto non si trovava più un biglietto: non poteva essere diversamente, è normale che sia così quando ci sono di mezzo i Dream Theater. La band americana torna a Roma per la seconda data italiana di “Chaos In Motion”, il tour europeo successivo alla pubblicazione di “Systematic Chaos”, il loro ultimo eccellente album. Il gruppo è lo stesso di sempre, forte di una line up collaudata ed inossidabile, composta da John Petrucci, chitarra elettrica, Mike Portnoy, batteria, Jordan Rudess, alle tastiere, James La Brie, voce e John Myung al basso, musicisti molto preparati che da oltre venti anni diffondono in lungo e in largo le note di un Progressive Metal epico, poderoso e dalle potenzialità sinfoniche, e che qui da noi ottengono ogni volta un considerevole riscontro di pubblico. Il palco si presenta coperto da un telo nero davanti al quale si nota un semaforo che, al primo colpo di batteria, si accende e diventa rosso, come ad indicare che il gruppo sta per fare il suo ingresso. Si spengono le luci, il telo cade e nella penombra compaiono due formiche giganti ai lati del palco. Sembra di stare sul set di un film di fantascienza! E’ il terrore che avanza, il semaforo poi diventa giallo, e poi ancora verde, parte l’intro, accompagnata da installazioni video che mostrano e riassumono la carriera della band attraverso spezzoni dei loro precedenti concerti, ed è il delirio più totale! La scenografia comprende un cartello stradale e un lampione, mentre una formica gigante si va a posizionare proprio sulla tastiera di Jordan Rudess. Ma è la batteria imponente di Mike Portnoy, una vera e proprio garitta metallica, ad attirare maggiormente l’attenzione! Eccoli, sono pronti, partono subito con “Constant Motion”, la terza traccia di “Systematic Chaos”, seguita immediatamente da “Strange Deja-Vu”. James La Brie, il cantante, comincia subito ad incitare i suoi numerosi fans e si scatena, arrivando a passare l’asta del microfono sulla loro testa! La Brie poi si ricorda di salutare il pubblico impazzito e ringrazia compiaciuto per l’ennesimo sold out: “Ogni cazzo di volta che siamo in Italia è sempre la stessa storia, siamo unici!” Non c’è un attimo di tregua, la batteria di Portnoy introduce prepotentemente l’attacco di “Blind Faith” ascoltata e cantata in coro da una folla letteralmente in estasi. Nel frattempo Jordan Rudess fa i numeri con la sua mega-tastiera girevole che viene inquadrata e proiettata direttamente sullo schermo mentre esegue un assolo da lasciare senza fiato. E’ solo un intermezzo che - dopo qualche minuto - inizia a prendere le forme di una melodia conosciuta... quella di “Surrounded”, e i successivi assolo sia della chitarra di John Petrucci che del basso di John Myung mandano in estasi il pubblico del parterre. Sonorità che caricano la folla, la fomentano ma poi sanno come tornare su tonalità più morbide e giusto allora scoppia un applauso commosso del pubblico, che si trasforma in delirio appena La Brie ricomincia a cantare. Arriva uno dei momenti più attesi, quello dell’esecuzione di “The Dark Eternal Night”, accompagnata da un cartone animato proiettato sullo schermo posto dietro la batteria. L’atmosfera diventa decisamente più dura, il suono è incredibilmente possente! Jordan Rudess si alterna al keytar e alle tastiere, si esibisce in numeri funambolici e ci regala un assolo che ha del fenomenale. Ricominciano poi a suonare tutti insieme ed ascoltiamo, in rapida successione, brani come “Lines In The Sand”, “The Ministry Of Lost Souls”, “The Slaughter Of The Damned” e la lunga, complessa “The Presence Of Enemies”, il tutto senza un attimo di sosta, davvero impressionante! La Brie dirige il coro del pubblico, che tiene il tempo e copia le mosse del cantante, mentre la batteria di Mike Portnoy si rivela per quella che è la sua vera natura, una macina trita-sassi che si abbatte perentoriamente sul nostro apparato uditivo, o meglio, su quel che ne resta! Si spengono le luci, ma è una finta uscita, perché dopo un minuto i Dream Theater sono di nuovo sul palco e Jordan Rudess attacca un medley che alla prima nota rivela l'attacco di “Trial Of Tears”, seguono poi “Razor's Edge”, e la parte finale di “Octavarium”. Il concerto ormai - dopo due ore e mezza durante le quali la band ci ha regalato parte del suo catalogo monumentale, prediligendo le cose più recenti - sta volgendo al termine. I Dream Theatre salutano un pubblico che però ha ancora fame! John Petrucci allora lancia qualche plettro, Mike Portnoy le sue bacchette da dietro la batteria, ma poi si alza e si libera anche dei polsini e... ha la maglietta dell’Italia!!! Sale su un qualcosa poggiato sul palco che sembra avere la forma di un podio, si inchina per prendersi i meritati applausi e - mentre i suoi compagni stanno già andando via - prende il microfono e urla “GRAZIE ROME”!
Articolo del
29/10/2007 -
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