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Dopo le due date sudamericane di San Paolo del Brasile e Rio de Janiero, il tour mondiale di Stefano Di Battista ha fatto tappa all’Auditorium Parco della Musica di Roma, nell’ambito del Roma Jazz Festival. Sassofonista jazz di fama internazionale, Di Battista approda nella Capitale per presentare il suo nuovo album Trouble shootin, il quinto con la storica etichetta Blue Note. Non a caso la presentazione avviene a Roma, città dove l‘artista è nato e cresciuto musicalmente e che ha già celebrato nel 2002 con “Round about Roma”, un disco dedicato alla sua città natale che comprende alcuni brani omaggio alle emblematiche figure artistiche che ne hanno segnato la carriera di sassofonista, una su tutti quella dello scomparso Massimo Urbani, leggendario sassofonista e suo vero mentore. “Trouble shootin” è il settimo album nella carriera jazzistica prodotto da Di Battista, registrato a Parigi in un’unica giornata sotto la direzione del produttore newyorkese Michael Cuscuna, è caratterizzato dall’uso sperimentale dell’organo Hammond in sostituzione del basso e si compone di 11 brani, di cui otto inediti firmati dallo stesso Stefano Di Battista e 3 cover. “Trouble shootin” è un viaggio attraverso periodi e stili diversi, passando dal bebop frenetico ai ritmi rilassati della bossanova, dal jazz-rock psichedelico alle orchestrazioni alla Duke Ellington fino al groove più moderno dettato dall’uso sperimentale dell’organo Hammond. Per la prima data italiana del tour mondiale, con Stefano Di Battista saliranno sul palco i musicisti con i quali il sassofonista ha collaborato alla realizzazione di ‘Trouble shootin’: Eric Harland alla batteria, Fabrizio Bosso alla tromba, Baptiste Trotignon all’ organo Hammond. Nel corso del concerto è prevista anche la partecipazione del flautista Nicola Stilo con il quale Di Battista ha registrato alcuni brani del nuovo album.
Finalmente dopo un mese di sovraesposizione mass mediatica dedicata alla Festa del Cinema, le sale dell’Auditorium tornano a disposizione della musica d’autore e questa sera è la volta di Stefano Di Battista con il gruppo che l’ha supportato nella registrazione del suo ultimo lavoro. L’aria è molto familiare sin dall’inizio e sembra di assistere ad un vero e proprio “show case” più che ad un concerto già confezionato per il tour e lo si vede anche nella presentazione della scaletta, interamente dedicata a “Trouble Shootin” con divertentissimi siparietti dello stesso Stefano Di Battista costantemente alla ricerca dei titoli delle canzoni da suonare. Ad aprire il concerto è Wheater or not uno standard adatto per riscaldare i due fiati che saranno la colonna portante dell’intera esibizione e le premesse sono decisamente buone, si prosegue con una cover più istintiva e che strizza l’occhio al funky più moderno, è una libera rilettura di The Jody Grind, tema del pianista americano Horace Silver, e qui è l’organo hammond a tirare la volata. Porta la firma di Di Battista invece la ballata blues Under her spell, il cui sax contralto si arrampica su lunghe note intense e sensuali. Una cosa sembra essere chiara con lo scorrere dei brani, più che di un quartetto questa sera si assiste all’esibizione di una “doppia coppia” con sax e tromba da una parte e hammond e batteria dall’altra, e lo si può notare dalle continue “chiamate” che i musicisti si fanno reciprocamente. Non che l’esibizione ne soffra, anzi si sale decisamente di livello con l’ingresso del flauto traverso di Nicola Stilo nei due successivi brani Echoes of Brasil, dove viene sancito un tributo alle sonorità del Brasile e The Serpent Charm, una vera e proprio conversazione a sei voci in cui i musicisti si avviano per i loro percorsi solitari e casuali prima di ritrovarsi in una sorta di sinfonia di otto minuti. Tra un saluto agli amici e parenti presenti in sala il concerto prosegue sulle note classiche di Alexanderplatz Blues, attestato di affetto allo storico jazz club romano e svolta decisamente su atmosfere orientaleggianti con Essaouira un viaggio attraverso i suoni e le atmosfere mediorientali e contemporaneamente un tributo ad Ellington e alla sua Caravan che Di Battista qui rielabora in un ritmo caldo e passionale. Il bis a chiudere è l’omonimo Trouble shootin brano in cui sia musicalmente che concettualmente è racchiuso il senso di tutto il disco costruito sul ritmo complesso che vuol essere un richiamo alle difficoltà della vita di oggi guardate però sempre con uno sguardo positivo: “viviamo costantemente nel rischio ma c’è sempre una soluzione a tutto”, se fosse previsto sarebbe il giusto sottotitolo di “Trouble Shootin’’.
Articolo del
09/11/2007 -
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