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Assistere dal vivo allo spettacolo di luci e di suoni, e alle coreografie allestite dai The Musical Box non significa semplicemente andare al concerto di una cover band, ma qualcosa di molto di più. Sorprende ed entusiasma la fedeltà, e l’attenzione ai minimi dettagli, con cui la band canadese guidata da Denis Gagnè, voce solista e flauto, con Denis Champoux, alla chitarra, David Myers, alle tastiere, Sebastien Lamothe, al basso, e Gregg Bendian, alla batteria, si dedica da sette anni ormai alla rappresentazione live delle prime opere dei Genesis di Peter Gabriel, tratte dalle uscite discografiche comprese fra il1972 il 1975. Bisogna dire che tutti i componenti dei Genesis, quelli veri, sono entusiasti dell’operazione e, dopo aver assistito ai primi concerti dei Musical Box, hanno concesso loro il permesso di andare avanti così, tanto erano bravi nel ricreare quelle atmosfere magiche e surreali che sembrano prese in prestito proprio dalla parte migliore del Rock Progressivo degli anni Settanta. Peter Gabriel li ha visti a Bristol “per far capire alle figlie che cosa faceva il loro padre da giovane”, mentre Mike Rutherford, chitarrista dei Genesis, dopo un loro concerto, ha dichiarato che “era meglio dell’originale”. E in effetti gli abiti, le maschere e la scenografia a cui ricorrono The Musical Box sono le stesse di allora, perfino gli strumenti che suonano dal vivo sono esattamente quelli dell’epoca, un vintage pressoché perfetto, a partire dalle chitarre elettriche per arrivare fino al glorioso organo Hammond! Il programma di questa sera è dedicato all’esecuzione di “Foxtrot”, forse il migliore fra i primi album dei Genesis, mentre domani sarà la volta di “Selling England By The Pound”, il disco che ha fatto conoscere i Genesis al grande pubblico. C’è il pubblico delle grandi occasioni al Gran Teatro, e c’è molta attesa per questi due concerti, anche perché saranno le ultime volte che i Musical Box appariranno nella formazione originale, con Denis Gagnè, il portentoso vocalist, alla guida della formazione. Si comincia subito alla grande, sulle note di quella “Watcher Of The Skies” che apre “Foxtrot”. Il rifacimento è quanto mai accurato, i suoni degli strumenti si distinguono nitidi e puri, ci vuole davvero poco a sintonizzarsi sulla stessa lunghezza d’onda di una band che ci comunica una vera devozione per quella stagione, così felice e fertile. Fortunatamente il disco non viene riproposto seguendo l’ordine delle singole composizioni, ed ecco allora che riconosciamo la melodia celeste di “The Musical Box” (il brano che ha poi determinato il nome della formazione canadese), seguita da “The Fountain Of Salmacis”, entrambe tratte da “Nursery Crime”, altro album bellissimo, precedente a “Foxtrot”. Denis Gagnè non parla italiano, ma modula il suo inglese in modo tale da farsi capire. Si accompagna a gesti e a mutevoli espressioni del volto per illustrare la genesi di ogni diversa composizione. La magia si mescola con il mito, chi vi scrive sembra rivivere la sua adolescenza, sempre alla ricerca dei significati reconditi di quei suoni, di quelle immaginifiche descrizioni. Le preziose, memorabili note di chitarra acustica di “Horizon’s”, l’intermezzo strumentale che apre la seconda facciata di “Foxtrot”, ci introducono alla sempre bellissima “Supper Is Ready”, l’incantevole, tanto articolata quanto complessa, suite che fece di quel disco uno dei migliori concept album dell’epoca. Il crescendo di suoni e di melodie ora acustiche ora sinfoniche, ora delicate ora struggenti, che ci conducono poi fino alla idealizzazione di “nuova Gerusalemme” riempiono di gioia i presenti. Ognuno la vive a modo suo: padri di famiglia avanti negli anni che si improvvisano direttori d’orchestra, lo “zoccolo duro” degli esponenti del “rock progressivo” romano rivivono la loro stagione intensa, ancora nel segno dell’improvvisazione jazz e di un rock sinfonico che ricorda a tratti il “Bolero” di Ravel. Splendida anche “Get’em Out By Friday”, con quella sovrapposizione di voci e con quei passaggi ritmici di grande rilievo. Ancora un passo indietro, con la storia de “The Return Of The Giant Hogweed”, poi sul finale si ritorna ancora una volta a “Foxtrot”, grazie all’esecuzione di “Can Utility And The Coastliners”, uno dei brani meno noti forse, ma comunque straordinario, di un disco così fortunato. Purtroppo arriva inflessibile anche il momento dei saluti e - a quanti non saranno presenti domani - viene dato appuntamento direttamente per l’8 novembre del 2008 quando The Musical Box torneranno, sempre qui al Gran Teatro di Roma, per rappresentare “A Trick Of The Tail”.
Articolo del
13/11/2007 -
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