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Chi ha inventato il “gangsta rap”, genere all’interno di un genere, di cui 50 Cent è solo l’ultimo esponente in senso cronologico? In tanti (in troppi) hanno in passato rivendicato di essere stati i primi “original gangstas”, ma il titolo spetta di diritto ad un unico piccolo grande rapper originario non di Los Angeles e nemmeno di New York City, bensì di Filadelfia, in Pennsylvania. Si parla ovviamente di Schoolly D, al secolo Jessie Weaver, data di nascita 1962. Già in tenera età Jessie alterna l'attrazione per la nascente scena hip-hop della Città dell'Amore Fraterno al coinvolgimento in una gang che controllava il suo ‘hood natìo dal poco raccomandabile nome di Park Side Killers (PSK). Da quest'ultima situazione - secondo testimonianze successive dello stesso rapper - Schoolly D si svincola all'età di 15 anni, non prima di essere rimasto impressionato dalla miriade di sanguinosi regolamenti di conti che la PSK effettuava giornalmente. E' così che, all'inizio degli anni ottanta, il giovane Schoolly si fa le ossa come rapper agli hip-hop parties che a Filadelfia si stanno diffondendo a macchia d'olio, e inizia anche a vendere le cassette delle sue performance, all'angolo della strada, ognuna per 5 o 10 dollari. Nel 1984, insieme al suo partner, il dj Code Money, fondano una label indipendente, ed è per la Schoolly D Records che esce il primo singolo dell'aspirante star, "Gangster Boogie", che passa, almeno fuori da Fildafelfia, decisamente inosservato. Sono il singolo successivo, "PSK (What Does It Mean?)" e l'album che lo contiene, che lo impongono all'attenzione del mondo dell'hip-hop, fino ad allora totalmente newyork-centrico. Il background musicale del disco è quantomai inusuale: minimalista, desolato, con ritmi di batteria martellanti e qualche sparsa linea di synth a sottolineare le rappate di Schoolly, che descrive con voce bassa e minacciosa gli accadimenti del suo quartiere: "P is for the people who don't understand / How one homeboy became a man / S is for the way you scream and shout / One by one I'm knocking you out / K is for the way my DJ's cutting / All the MC's don't say nothing" (P è per la gente che non capisce / come un ragazzo del quartiere è diventato un uomo / S è per il modo in cui strilli e urli / uno per uno vi faccio secchi / K è per il modo in cui il mio DJ manipola i dischi / e tutti gli MC devono stare zitti"). ------------------------------Alcuni videro nei pezzi di Schoolly D la glorificazione delle gangs di quartiere, anche se il rapper di Filadelfia, nel 1986, offrì una interpretazione differente: "Quel testo di "PSK" voleva dire che sono diventato un uomo quando mi sono lasciato dietro i Park Side Killers. Ora sono civilizzato. Un anno fa non ero così, ma ora sono un uomo d'affari. Ho una compagnia discografica da far girare". Fatto sta che il suo secondo LP, "Saturday Night", uscito all'inizio del 1987, era, volendo, ancora più cupo e violento del predecessore: conteneva, è vero, il tentativo di creare un "party record", con il singolo "Do it, do it" (con samples dalla colonna sonora de "I tre porcellini"), e con la stessa title-track (con accenni di misoginia nei confronti di una "bitch who didn't show respect"); ma nel complesso Schoolly insisteva nel descrivere le gioie e i dolori dell'appartenere a una gang di trucidi come i Park Side Killers. Un critico si spinse a definire "Saturday Night" come il corrispettivo sonoro di film come "Mean Streets", e, in qualche modo, quel giudizio arrivò all’orecchio del regista Abel Ferrara, che come è noto ha una vera ossessione per i temi del sesso, della violenza e della religione A partire da "King of New York" del 1990, ogni film del cineasta italo-americano presenterà in colonna sonora almeno un contributo sonoro di Schoolly D. ------------------------------- Nel 1988, la carriera del primo vero gangster dell'hip-hop era all'apice: Schoolly firmò un contratto con la Jive e realizzò di seguito due album, prima "Smoke Some Kill", poi, l'anno dopo, il rivoluzionario (per gli “afrocentrici” temi trattati) "Am I Black Enough for You?". Rispetto alle tre prove precedenti, si trattava di una svolta: abbondonati i minimalismi e la desolazione degli esordi, "Am I Black…” era ricco di campionamenti, con James Brown su tutto. Esplodeva inoltre, prepotente, il tema dell'orgoglio nero, in pezzi dai titoli espliciti come, oltre alla title-track, "Black Power", "Don't call me nigger", "Education of a black man", "Black Attack" e altri. Si trattava di una negritudine aggressiva, per certi versi ancor più di quella sbandierata dai Public Enemy. Come Schoolly non aveva peli sulla lingua quando parlava di gangs e "bitches", ne aveva ancor meno ora che si trovava a descrivere la complessa condizione dell'uomo nero in un mondo di bianchi. Fu subito chiaro che il rapper di Filadelfia aveva dato vita ad un eccellente disco di hardcore-rap, forse fin troppo hard (nei suoni e nei temi affrontati) per il pubblico, che decretò il fallimento commerciale dell'operazione. "A volte mi viene da pensare che ho fatto cose che erano troppo aldilà di ciò che la gente voleva ascoltare in quel determinato momento" rifletteva Schoolly D nel 1994, "A volte ti può capitare di essere troppo hardcore per l'hardcore. A volte essere troppo a muso duro non vuol dire far divertire la gente". ------------------------------- Non andò meglio, dal punto di vista del responso di pubblico, con il successivo LP "How A Black Man Feels", dal sound ancora più rifinito e incentrato sulle stesse tematiche, anche se la title-track apparirà, nel 1994, nella colonna sonora del film "Occhi di serpente" di Abel Ferrara (con Madonna). In quello stesso ’94 uscì il sesto album del gangsta di Filadelfia, "Welcome to America", che rappresentò un'altra svolta sul piano musicale, con l'uso di una vera band di musicisti a supportare i rap minacciosi di Schoolly. "Ho sempre amato le chitarre", dichiarò a sorpresa il rapper. “Welcome to America” era un ritorno ad atmosfere cupe e minacciose, alla descrizione di aree derelitte, non certo inferiore a "Saturday Night". ---------------------------------------Ma il momento di Schoolly D era ormai tramontato: i gangsta rappers in ascesa della West Coast si erano appropriati, arricchendolo, del tema della violenza nei ghetti urbani. Le nuove generazioni ormai consideravano il vecchio Park Side Killer un personaggio obsoleto, e mettevano in questione perfino la sua passata appartenenza a una gang. E qualcuno addirittura asserì che Schoolly, in realtà, fosse un nero "middle class" che non aveva mai avuto nulla a che fare con i PSK. --------------------------------------- Come nel gioco dell'oca, i pesanti insuccessi commerciali rispinsero Schoolly D indietro di qualche casella: sul terreno delle origini, dell'underground e dei dischi autoprodotti. In uno dei più recenti, ""A Gangster's Story", il rapper rifece nuove versioni dei suoi classici della seconda metà degli anni ottanta. Il tentativo, per molti versi patetico, era quello di rivelare alle nuove generazioni chi fosse, tra tanti appropriatori indebiti, il vero detentore del titolo di "primo gangster dell'hip-hop". Ma, come si sa, il mondo dell’hip-hop è impietosamente smemorato nei confronti dei propri “elders”. E neanche il recente “Funk’N’Pussy”, pubblicato nel 2000, pur avvalendosi di ospiti celebri quali Chuck D e Chuck Chillout, è servito a riportare Schoolly D nel giro che conta. ---------------------------------------------------- Discografia:---------------------------- "Schoolly D" (Schoolly D Records, 1985)---------------- "Saturday Night" (Schoolly D Records, 1987) ---------------- "The Adventures Of Schoolly D" (Ryko 1987) - compilation dei primi due LP---------------- "Smoke Some Kill" (Jive, 1988) ---------------- "Am I Black Enough For You?" (Jive, 1989) ---------------- "How A Black Man Feels" (Capitol, 1991)---------------- "Welcome To America" (Ruffhouse/Columbia, 1994) ---------------- "Reservoir Dog" (PSK, 1995) ---------------- "A Gangster's Story - 1984-1996" (PSK , 1996) ---------------- “Funk’N’Pussy” (PSK, 2000)
Articolo del
17/03/2003 -
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