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Toquinho, accolto sempre a braccia aperte dal caloroso pubblico napoletano, è tornato nella splendida cornice del Teatro Diana al centro del quartiere Vomero di Napoli per festeggiare i suoi 45 anni di carriera, ma anche i cinquanta anni di Bossa Nova. Ed ha voluto festeggiare con un disco tributo, “Tributo alla Bossa Nova” appunto, un omaggio doveroso ad un genere che ha trasmesso emozioni agli artisti che l’hanno suonata e divulgata, emozioni che gli stessi artisti come lui hanno trasmesso al mondo intero. Dopo avere girato dall’Argentina al Cile al Brasile, Spagna, dove ha fatto segnare il tutto esaurito in tutti i teatri, è ritornato in Italia, per nove date in tredici giorni. Il cantante di Sao Paolo Antonio Pecci in arte “Toquinho”, uno dei più grandi esponenti della musica brasiliana di tutti i tempi, è stato accompagnato da una formazione di musicisti bravissimi, composto da Ivani Sabino al basso, Eduardo Ribeiro alla batteria, dalla splendida voce di Naima Ferriera con la quale ha duettato quasi in tutti brani, e da Silvia Goes al pianoforte.
Il concerto inizia intorno alle 21 come previsto. Introdotto da note di puro jazz, basso, piano e batteria, e seguito da uno scroscio di applausi, esce Toquinho con la sua inseparabile chitarra preceduto da Naima Ferriera. Inizia così un breve viaggio fatto di parole e musica che egli stesso definisce racconti di “pezzettini di vita”, aneddoti, e storia della musica brasiliana dagli anni sessanta ad oggi. Toquìnho parla della sua amicizia con Joao Gilberto e Antonio Carlos Jobim, padri della Bossa Nova, poi dell’amicizia e collaborazione con il poeta e amico Vinicius De Moraes, di Ciquo Barque, di Baden Powell, quindi della nascita di pezzi straordinari come “Berimbau”, come “O Corcovado”, “Garota de Ipanema”, per citare alcuni dei classici della Bossa Nova che canta in omaggio a questi grandi autori, ma anche pezzi del suo repertorio molto belli e indimenticabili come quelli scritti insieme a Vinicius e Ornella Vanoni, ”La voglia la pazzia, l’innocenza, l’allegria”, “Samba de rosa”, “Tristezza”, indimenticabili brani che hanno avvicinato Toquinho all’Italia e l’Italia a Toquinho. Il ritmo incalza e inevitabilmente qualcuno tra il pubblico, sia tra i napoletani che tra brasiliani presenti improvvisa movimenti e passi di samba. Poi una breve interruzione fa posto al racconto di un simpatico aneddoto riguardante l’incontro tra Marcello Mastroianni e Toquinho, dove il primo fa al secondo: ”Bello fare il cantante di musica brasiliana! Invece l’attore che mestiere pesante, ti svegli la notte per recitare alle prime ore del giorno, è pesante è pesantissimo!... Ma sempre meglio di andare a lavorare!”. Di Toquinho rimane impresso il sorriso di una persona allegra e buona, di un poeta che trasmette sentimenti con la voce e con la chitarra, i testi scritti a quattro mani con il bravissimo poeta Vinicius de Moraes, Paolinho Nogueira, Chico Barque de Hollanda e altri chitarristi bravissimi come Baden Powell, che Toquinho ricorda come uno dei più grandi chitarristi brasiliani di tutti i tempi, esponente della musica afro-brasil. Canta i brani che ha scritto con Ornella Vanoni e Vinicius e poi ricordando Sergio Bardotti (recentemente scomparso) che arrangiò alcuni brani brasiliani in italiano e viceversa, canta “Anema e core” e “Roma non fa la stupida stasera”, due classici della canzone napoletana e romana, ma anche “Que serà” di Chico Barque. Il concerto si conclude, solo apparentemente con “Acquerello” ma in realtà il pubblico non è sazio e acclama a gran voce il ritorno di Toquinho sul palco, cosa che accade di lì a poco. Dopo due bis il concerto finisce davvero con un arrivederci a presto, che bello sentire il calore del sole dal sapore tropicale anche quando fuori ci sono otto gradi. Otra Toquinho!, a presto.
Articolo del
22/11/2007 -
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