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Gli Okkervil River arrivano sul palco intorno alle 23, e l’applauso convinto delle diverse centinaia di persone presenti fa capire che questi 6 ragazzi che arrivano dal Texas, seppure in ritardo di un’ora sulla tabella di marcia sono attesi con entusiasmo da un pubblico che sembra conoscerli bene. Inconfondibile davanti a tutti ecco Will Sheff, voce, ispirazione, genio e chitarra acustica, che con la sua andatura mica troppo convinta, gli occhi miopi che scrutano distrattamente il pubblico, un po’timidi, un po’sornioni, gli occhiali da vista appoggiati attentamente dietro l’asta del microfono prima di cominciare, i capelli in faccia e l’abbigliamento tipici da emo americano, completo nero, con camicia bianca e cravattino nero, dà il suo benvenuto: “How’s everybody doing? Noi siamo Okkervil River, veniamo dal Texas”, e attacca con The War Criminal Rises And Speaks, dal disco Down The River Of Golden Dreams, intensa drammatica, prima solo voce e piano e poi a salire fino a un crescendo fragoroso che sovrasta la stessa voce di Will Sheff. Eccoli dunque gli Okkervil River, dal vivo al Circolo degli Artisti di Roma, dopo la pioggia di elogi di Black Sheep Boy nel 2005, e la conferma del nuovo album uscito qualche mese fa, The Stage Names, decisi, compatti, quasi cattivi dal vivo, con una formazione che comprende anche una suadente tromba (perfetta per i pezzi di Black Sheep) a pungolare un suono che gioca molto sulla profondità della sezione ritmica, sul drumming potente ma non duro di Travis Nelsen e il basso ordinato di Patrick Pestorius, su un uso stilosissimo di piano e tastiera da parte di Jonathan Meiburg, e sull’intreccio tra la chitarra acustica del cantante e l’elettrica di Brian Cassidy, e sulla voce magari sgraziata, trascinata ma sempre livida ed espressiva del suo leader. E Sheff non delude, ispirato, spesso sorridente e divertito, incita il pubblico a battere le mani, si agita, e si contorce, abbrancato alla sua acustica con grande mestiere. Non canta magistralmente, e questo si sapeva, ma non esce mai esageratamente dalle righe, con un registro che anche sulle parte gridate sembra sempre sotto controllo. I primi pezzi e il pubblico comincia a scaldarsi, arriva il primo brano dal nuovo disco, A Hand To Take Hold Of The Scene, col riff di voce e fiati riuscitissimo, si intuisce che le canzoni nuove suonano più divertite rispetto a molto del repertorio passato. Sui volumi più alti l’acustica del Circolo lascia un po’a desiderare ma è anche vero che siamo molto vicini al palco. Dopo circa mezz’ora di musica, colpo di scena: salta l’impianto elettrico. I nostri dopo un breve imbarazzo si affidano al carisma del loro cantante che con l’ausilio di un pubblico che prova a creare un surreale silenzio per un concerto rock, intona un country a voce viva, senza amplificazione, accompagnato solo dalla sua chitarra. Il momento si fa esilarante con Sheff che canta e scherza col pubblico, mentre si provvede a risolvere il problema tecnico. Ma quando tutto sembra di nuovo a posto il bassista si ritrova senza più il suo basso, portato dietro le quinte non si capisce troppo bene da chi. Altro momento di panico con divertente scenetta tra i musicisti sul palco, poi ancora Will Sheff chiede a Pestorius di spostarsi alle percussioni e attacca con una versione senza basso ma con fisarmonica, di The Okkervil River Song, un pezzo del 2002, quasi l’inno della band. Ottima versione con tutti i membri della band che intonano “only the river...”. La ripresa full band riporta l’elettricità nell’aria, e dopo un paio di brani siamo già di nuovo a pieni giri. Arrivano Unless It’s Kicks, con un tiratissimo finale spagnoleggiante di chitarra elettrica, e poi le attesissime Our Life Is Not A Movie Or Maybe e Plus Ones, col pubblico che quando non sa le parole, comunque accompagna intonando la melodia o battendo le mani. E ancora da Black Sheep Boy, The Latest Toughs e soprattutto la bellissima For Real, con intro e finale dilatati per la gioia degli spettatori presenti che fanno sentire di continuo la loro partecipazione. Prima dei bis, la chitarra di Will Sheff perde una corda, per la foga con la quale è suonata, e mentre si va dietro le quinte il chitarrista Brian Cassidy raccoglie la muta nuova per sostituirla. Tra i bis apre A Glow eseguita al solo pianoforte da Sheff (che per l’occasione inforca gli occhiali da vista!) e ancora la trascinante John Allyn Smith Sails che nel finale sfocia in Sloop John B, di beachboysiana memoria cantata con trasporto anche dal pubblico. Alla fine la corda della chitarra salta di nuovo, ma il concerto è finito dopo circa un’ora e mezza. Si andrebbe tutti a casa, ma mentre le luci si riaccendono, ecco che gli Okkervil ritornano sul palco, questa volta però solo per raccogliere cavi, rack di effetti, microfoni, occhiali, come se non fossero una band che vende dischi in tutto il mondo e con recensioni su Mojo e Rolling Stone, ma dei ragazzi normalissimi, che non se la tirano troppo, e che si divertono a suonare le loro belle canzoni. Nel 2007 la speranza del rock è viva grazie soprattutto a band come queste capaci di fare il loro mestiere senza la pretesa di essere delle rock star. Promossi alla prova live Okkervil River, tanta buona musica e tanta divertita energia. Da vedere.
Articolo del
23/11/2007 -
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