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Incredibile a dirsi, ma non c’era molta gente ad accogliere un nome dal quale è impossibile prescindere per meglio capire la genesi dell’attuale circuito indie e della nuova ondata di musica lo-fi. Si tratta di Steven John Hamper, in arte Billy Childish, che nasce nel 1959 in Inghilterra, nel Kent, per la precisione a Chatham, città dove tuttora abita. Viene allontanato da scuola a soli 16 anni perché dislessico, frequenta allora laboratori di artigianato, mentre continua a studiare letteratura ed arte per conto suo. Personaggio estremamente diretto, dotato di una intelligenza rapida e di uno spirito critico fulminante, si muove da subito su diversi fronti. Dipinge e scrive poesie, nel 1977 suona la chitarra elettrica e canta nei Pop Rivets, organizza dei “reading” letterari nei pubs e nei centri di istruzione per adulti, dove si esibisce in performance istruttive e deliranti con i suoi Medway Poets, band formata nel ’79. Protagonista sarcastico e brillante, nel 1980 si ritaglia uno spazio tutto suo nel movimento punk inglese con i Milkshakers poi, nel 1985 forma i Mighty Caesars. Il suo punk rock di battaglia, feroce e caustico, improntato al rock and roll basico ed essenziale delle origini, infarcito di rhythm and blues, trova forse il suo momento più alto nel 1989 quando forma Thee Headcoats, una band fantastica, vicina al suono dei Clash. Da allora in poi è tutto un susseguirsi di produzioni artistiche letterarie e discografiche che non conoscono un solo momento di pausa. Billy Childish è prolifico, fertile e frenetico come nessuno al mondo: pubblica 4 romanzi e 40 raccolte di poesie (splendida “Poem To Break the Heart Of An Impossibile Princess”) realizza 2.500 dipinti e registra più di 100 album, gli ultimi dei quali, dal 2000 fino al 2006, con The Buff Medways. E’ lui, soltanto lui, Billy Childish, il proto punk per eccellenza, quello che i Tubes profetizzavano in “I Was A Punk Before You Were A Punk”. E’ lui il solo che ha mantenuto inalterato, il solo che è rimasto fedele a quello spirito innovativo dell’ondata musicale primordiale e selvaggia del 1977, nata quasi dal niente. Da allora in poi Billy Childish, seppure continuamente citato da musicisti importanti come il compianto Kurt Cobain dei Nirvana o Jack White dei White Stripes, ha sempre mantenuto un basso profilo sulla scena musicale internazionale, lontano dalla celebrità e dalle mode culturali, rigoroso e scostante, indipendente fino al midollo!!! Ecco perché non sono in molti a conoscerlo, spiegato il perché questa sera ci sono più “addetti ai lavori” che pubblico, ed è un vero peccato! Billy ha pubblicato di recente un altro libro, strampalato e divertente quanto basta, dal titolo di “The Ideocy Of Idears” ( lo trovate solo in Inghilterra, per ora) e, neanche a dirlo, ha formato un’altra band, Wild Billy Childish And The Musicians Of The British Empire, con i quali ha registrato già due album in un anno!!! “Punk Rock at The British Legion Hall” ed il nuovissimo “Christmas 1979”. Ogni suo gruppo dura in media 5 anni, poi scioglie la band e ricomincia daccapo! Accanto a lui sul palco questa sera l’eccellente Wolf Howard, alla batteria, e Nurse Julie, la sua splendida seconda moglie, al basso e al controcanto. Non succede spesso di assistere ad un suo concerto lontano dai confini inglesi, non perché sia nazionalista o autarchico, semplicemente perché Billy ha paura dell’aereo, non gli piace volare! Lui è altissimo, ha dei baffi fantastici e dei pantaloni a quadri sgargianti che spuntano sotto la sua divisa di capitano dell’esercito inglese. Lei, Julie, è americana, e ci sembra perfettamente a suo agio in quella divisa da crocerossina, infermiera di campo, involontariamente sexy! Si accendono le luci, “Noooo! Le luci no, io le detesto da sempre!” e comincia un personalissimo show intelligente ed iconoclasta, ricco di garage rock, di blues di origine controllata e di punk!!! Si rivolge al pubblico: “Ecco a voi i Musicisti dell’Impero Britannico venuti a Roma per conquistare la vostra capitale!” e via giù con un diluvio di note energetiche e dissonanti, talmente forti e coinvolgenti che superano pure i problemi e le incomprensioni con gli addetti all’amplificazione. Billy non si prende mai troppo sul serio, neanche quando si lamenta con i tecnici, neanche quando canta del bisogno di amore di un uomo con una “troubled mind in a troubled town”, nemmeno quando dà voce alla disperazione e alla tristezza dei protagonisti delle sue oscure canzoni. Ascoltiamo “Christmas 1979” per la prima volta, ed è un pezzo molto bello, così come “Joe Strummer’s Grave”, la canzone scritta in memoria del leader dei Clash. Blues cadenzati e furenti come “Bugger The Buffs” si mescolano alle melodie acide proprie della fine degli anni Sessanta. ci accorgiamo che Billy certe volte improvvisa, recita rime improbabili, cambia i testi delle sue stesse canzoni, intrattiene e si diverte, lui con i suoi musicisti. Splendide le esecuzioni di “Birthday Boy” e di “Date With Doug”, non c’è più nessuno in grado di restare seduto al proprio posto! “Siamo a Roma!” grida dal palco “Allora ecco per voi una canzone che sarebbe piaciuta a Nerone!” e sbucano fuori dal nulla, all’improvviso le note di “Fire” di Jimi Hendrix, una cover pazzesca, eseguita ad una velocità mozzafiato! Ancora un brano “Punk Rock at The British Legion Hall” ed il concerto finisce. Non è durato molto, ma il solo fatto di esserci si è rivelato semplicemente elettrizzante. Non tanto l’esibizione di una rock star (non lo è mai stato, vi picchia se glielo dite) ma un momento di crescita, una lezione di vita, l’Elogio dell’Immaturità, redatto in una versione musicale, scriverebbe Duccio Demetrio. Un’ubriacatura di note e di riflessioni sparse che rispondono meglio di qualsiasi altra cosa ai quesiti vuoti di certa “intellighenzia” nostrana, sopravvalutata ed autoreferente. Shit! Lunga vita a Billy Childish! Punk Is Not Dead! (And Never Will!)
(per la foto di Billy Childish in concerto al Jailbreak si ringrazia StefanOne di Radiation Records)
Articolo del
02/12/2007 -
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