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Warnambool. Solo dal nome, non dà l’idea di essere un posto eccezionale. Ed in effetti, questa cittadina del sud dell’Australia è tutto tranne che un posto eccezionale. Sette otto motel. Ogni possibile fast food. Case un po’ tutte uguali e tutte ugualmente anonime. Tre ristoranti e un paio di pub in un isolato chiamato downtown. L’unico suo pregio è quello di trovarsi vicino alle prime curve di una delle strade costiere più belle al mondo. Quella che da Warnambool, appunto, porta, attraverso oltre 200 chilometri di scogliere a picco, insenature strettissime, archi, grotte e sculture di roccia disegnati dalle instancabili onde dell’oceano, quasi fino a Melbourne. Per questo motivo anche noi abbiamo deciso di far riposare la nostra affannata Yaris a Warnambool. Dopo cena, mentre in uno dei due pub ci si avvicinava mestamente alla chiusura, nell’altro salivano sul palco Alex & The Crew. Un chitarrista mancino dalla voce più che discreta che, accompagnato da basso e batteria, ha proposto una serie di cover, quasi tutte reinterpretate a fondo e rilette in modo mai banale. E la serata, contro ogni speranza, è diventata bella anche a Warnambool. Questo episodio, se si pensa poi che nello stesso locale una spartana lavagnetta segnalava un diverso concerto per ogni sera della settimana, rende bene l’idea di quello che rappresentino la musica e soprattutto la musica dal vivo in Australia. Un paese senza una grande storia. Un paese in cui l’edificio più antico non ha più di duecento anni. Ma un paese culturalmente vivo, anche grazie alla musica. Di esempi, dopo cinque settimane sulle sue strade senza fine, se ne possono fare moltissimi. Airley Beach, sulla costa pacifica, non è quasi neanche un paese. Piuttosto, una via. Oltre al porto che ospita le barche dirette alle splendide isole Whitsunday e ad alcune zone residenziali appollaiate sulle colline, c’è infatti solo una strada di non più di duecento metri, con pochi negozi, le agenzie che organizzano le crociere, qualche posto per mangiare e due ostelli con rispettivi bar e tavoli da biliardo. Nei due bar, ogni sera, il palco è riservato a diversi set acustici. Certo, il rischio è quello di sentire un paio di volte di troppo “Wonderwall” o “Brown Eyed Girl”. Ma il concetto rimane: in una strada a centinaia di chilometri dalla prima città vera e propria, ogni giorno, quattro chitarristi diversi, soli o con una piccola band, spessissimo molto bravi, salgono sul palco. Inutile dire che questo, in Italia, non succede ogni giorno. Anzi, non succede quasi mai. Cairns, invece, situata a nord est, ha la fama di essere una delle due tre città con la migliore vita notturna del paese. E, in effetti, nelle poche vie del centro ci sono diversi locali pieni fino a tardi. Anche a Cairns, le cose per chi fa musica vanno piuttosto bene. I principali locali notturni della città infatti, PJ O’Brien’s e soprattutto il Gilligan’s, pur essendo discoteche, dopo la mezzanotte interrompono il dj set per riprenderlo solo dopo aver dato spazio a musica dal vivo. Ovviamente, in questi casi, non a set acustici, ma a cover band di gruppi più carichi come i Green Day e i Blink 182. In generale però, l’aspetto forse ancora più significativo, oltre alla quantità ed alla diffusa buona qualità dei musicisti, è la varietà dei generi proposti nei locali. Sempre in tema di cover infatti, oltre ai chitarristi classici di Airley Beach ed alle band post liceali di Cairns, è possibile assistere (ancora a Cairns, ma nel retro della Steakhouse) a cover di Creedence Clearwater Revival, Lynyrd Skynyrd e Jimi Hendrix fatte da chi gli anni settanta li ha vissuti da ventenne oppure (al Tinbilly di Brisbane) da un estroso duo che, con chitarra, campionatore e tastiera, suona musica funky e soul. Passando dal blues di un solitario e fenomenale chitarrista in un bar di Flinder Street a Melbourne al jazz di un quartetto che, sempre a Melbourne ma nel quartiere di Fitzroy, si è divertito ad improvvisare anche mentre i camerieri iniziavano a ribaltare le sedie sui tavoli. E la varietà del panorama musicale, oltre che nelle cover, si nota anche e soprattutto in chi produce musica propria. I City Riots, ad esempio, il 31 agosto al Rocket di Adelaide (subito prima di partire per un tour negli Stati Uniti), hanno presentato il loro indie rock energico con riff di chitarra e batteria martellante che richiamano un po’ il sound dei Bloc Party. Il palco del Casinò di Brisbane è invece di solito riservato a gruppi che propongono classiche e orecchiabili ballatone rock. Mentre i Pty Ltd, sul palco del Beach Hotel di Byron Bay il 24 agosto, hanno presentato (filmando anche l’evento) il loro secondo album “Enticer Deluxe”, album dalle sonorità soul, disco e funky, disegnate dal basso e soprattutto dalle tastiere e, con le dovute proporzioni, assimilabili ad alcune atmosfere di Jamiroquai. Se oltre a tutto ciò si considera che nelle città principali dell’Australia fanno spesso scalo anche artisti internazionali (quest’inverno, ad esempio, suonano alla Rod Laver Arena di Melbourne, fra i molti altri, i Muse, gli Iron Maiden, Justin Timberlake e i Linkin Park) e che sui marciapiedi e sulle spiagge si possono incontrare con la stessa facilità cantanti liriche come jam session complete addirittura di batteria e synth, allora forse l’Australia è davvero il posto giusto per chi ama la musica.
Articolo del
02/01/2008 -
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