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Se c’è una cosa che, se non fosse stato per il concerto degli At Swim Two Birds, non avrei mai avuto occasione (e, probabilmente, neanche voglia) di fare, è sicuramente guardare il documentario degli anni ’60 “The London Nobody Knows” di James Mason. E sicuramente, a maggior ragione, non l’avrei mai guardato senza audio. Tre quarti d’ora in bianco e nero attraverso i quartieri più degradati della capitale inglese, fra cantieri abbandonati ed assolati, solitudine, bulli di strada, zuffe fra vecchi ubriachi ed un generale, costante, disagio di fondo. Detto così, lo so, non sembra un granché. Ma la proiezione è stata impreziosita dalla musica degli At Swim Two Birds, progetto semisolista di Roger Quigley accompagnato dal vivo, oltre che dalla sua chitarra e da un laptop, anche da una violoncellista. Una musica quasi sempre, se non proprio sempre, cupa, in cui la voce profonda di Quigley, senza mai variare particolarmente di tono, si adagia perfettamente sugli arpeggi della chitarra e sulle note del violoncello. Parlando in generale, un set triste come quello di ieri, senza particolari acuti o variazioni, ha una sola possibilità di riuscire bene. Trasmettere emozioni. E le canzoni di Quigley, in più di un’occasione, ci riescono. Come la bellissima, interminabile, apertura di “In Bed With Your Best Friend”, oppure anche “Close To Me” e “Wine Destroys The Memory”. Se, oltre a questo, si considerano poi l’ottimo abbinamento fra musica ed immagini (da cui entrambe sono uscite valorizzate) ed una certa divertente autoironia di Quigley che non ha perso occasione, fra una canzone e l’altra, di commentare le scene più particolari e strane del film, allora è stato davvero un set riuscito. Senza eccessive pretese, certo non “storico”, ma sicuramente particolare ed a tratti intenso. L’unica pecca, forse, è stata la presenza del laptop da cui partivano le basi di batteria e, quasi sempre, anche di una seconda chitarra. Ovviamente è più semplice (e, perchè no, anche più redditizio) andare on the road in due piuttosto che in cinque. Ma l’essenza della musica dal vivo, secondo me, dovrebbe essere un’altra. Un conto sono gli effetti strani ed i campionamenti che solo con un computer si possono catturare e riproporre. Ma la batteria e la chitarra non dovrebbero mai essere sostituite da una fredda ed impersonale macchina. Sennò si rischia di perdere la magia.
Articolo del
17/01/2008 -
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