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A dirla tutta, i devoniani Rumble Strips sono stati una delle grandi delusioni del 2007: pubblicizzati a spron battuto come newcomers da tenere assolutamente d’occhio, a settembre hanno dato alle stampe un album d’esordio, “Girls And Weather”, che ha prodotto scarsi entusiasmi a dispetto dei molteplici (evidenti) rimandi all’era d’oro del pop made in UK e al sound di gruppi quali Dexys Midnight Runners, Housemartins, JoBoxers e perfino Kinks. Un disco, “Girls And Weather”, che è risultato troppo asettico – per colpa forse del produttore Tony Hoffer già con Belle & Sebastian – troppo “leggerino”, e soprattutto sprovvisto di veri e propri killer tunes. Per ribaltare i nostri iniziali pregiudizi serviva quindi una bella prova di classe e di energia e la scorsa sera al Circolo degli Artisti, il quintetto originario di Tavistock l’ha (parzialmente) data.
Ci si accorge fin da subito, infatti, che nel frontman Charlie Waller i Rumble Strips hanno un vocalist a tratti stellare in grado di raggiungere note di altezza impensabile come neanche il miglior Kevin Rowland. E appare determinante il contributo del barbuto saxman (e co-vocalist, e spesso anche bassista) Tom Gorbutt e del baffuto tastierista Henry Clark, che a dispetto degli scarsi mezzi di cui dispongono riescono ad evocare brillanti, quasi orchestrali, atmosfere northern soul. In generale i Rumble Strips hanno tutto da guadagnare dall’ambientazione live e dalla resa sonora più sporca e tirata rispetto al disco. Non può non impressionare, poi, la capacità di vocalizzare che è propria di tutti e cinque i membri del gruppo, che ci hanno ricordato i mai troppo elogiati Housemartins ai tempi del loro hit “Caravan”.
Beninteso: nulla di trascendentale, ma un’esibizione in definitiva appagante in cui si è saltati con naturalezza dal soul alla Dexys di “Oh Creole” alla levità primi sixties di “Girls And Boys In Love”, un’azzeccata osservazione del mondo che ti scorre intorno à la Ray Davies dell’epoca “Waterloo Sunset”. In cui si è ballato, pogando alla meno peggio, trascinati dai ritmi serrati di “Hate Me (You Do)” e di “Alarm Clock”, e si sono potute apprezzare le sfumature di una compiuta, efficace pop-song quale “Motorcycle”, forse il miglior episodio in assoluto di “Girls And Weather”. E così – in un’oretta scarsa di concerto - Charlie Waller e compagnia suonante hanno fatto la loro degna figura di giovani entertainers in via di maturazione: da un lato ancora indecisi tra pop-soul e sixties-pop (comunque ancorati in epoca Eighties), dall’altro sanamente in controtendenza rispetto ai suoni dominanti nell’Inghilterra odierna (angular punk & nu-rave), scelta che di per sé consente ai Rumble Strips di ottenere un certo risalto rispetto al resto del branco post-libertiniano.
Sulla scorta di quanto visto e sentito, i cinque ragazzi del Devon meritano pienamente una seconda chance. Onde non ripetere il fiasco di “Girls And Weather” è però vitale che stavolta si rivolgano al produttore giusto e – soprattutto - che creino qualche canzone un filino più avvincente e personale e che li faccia finalmente elevare al di sopra di quella che un avventore più scettico della media, l’altra sera ha impietosamente definito “ordinaria amministrazione”.
Articolo del
29/01/2008 -
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