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Sono attualmente in tour in Italia per una serie di date, il loro nome costituisce una vera e propria leggenda vivente della Punk Revolution inglese della fine degli anni Settanta, anche se non sono quasi mai indicati fra i gruppi fondamentali di quel periodo dalla stampa specializzata. Questo perché loro, gli U.K. Subs, hanno sempre voluto mantenere un profilo basso, e non hanno mai voluto mischiare quella voglia feroce di musica con la tentazione della notorietà e del successo. Dopo molte disavventure, qualche anno fa Charlie Harper, indimenticato front man del gruppo londinese, ha rivoluto con sé Nicky Garratt, il chitarrista, che nel frattempo si era trasferito a San Francisco, e Alvin Gibbs, il bassista, ex Rich Kids, ex Iggy Pop tour band, ex Hanoi Rocks latest edition, che per un certo periodo aveva fatto parte della formazione, e che adesso vive a Bordeaux, nel Sud della Francia. Accanto a tali veterani del Punk Rock inglese, Jamie Oliver, una giovane leva, di supporto alla batteria. Charlie ha 64 anni ormai, ma si veste e grida come un ventenne quando sul palco cerca di far rivivere la determinazione e la rabbia di quegli anni. Nicky è fisicamente più in forma, salta in lungo e in largo sul palco e brandisce la sua chitarra come fosse un fucile mitragliatore! Più compassato, ma con lo sguardo minaccioso e torvo che aveva allora, Alvin Gibbs detta i tempi della sezione ritmica di una band, non più come una volta orientata verso l’autodistruzione ed il nichilismo, ma comunque in grado di riproporsi nel ruolo di outcast di un orizzonte musicale e politico, che non condividono, che non accettano, che male sopportano. Il loro live act è un sussulto della durata di 120 minuti, una botta in pieno petto, di una potenza inaudita, ma che ti rimette in sesto e ti rende più conciliabile la vita! I vecchi classici ci sono tutti, un album storico come “Brand New Age” è saccheggiato a piene mani, ma riconosciamo anche tanti altri pezzi tratti da “Another Kind Of Blues”, da “Crash Course” o da “Complete Riot”, un album doppio in origine, che adesso però è disponibile su un solo cd. Le sferzate chitarristiche di “Emotional Blackmail” conservano ancora intatta sia la rabbia che la linfa vitale, mentre le sonorità ventrali del basso di “Public Servant” ed il groove minaccioso e tribale di “Warhead” fanno danzare tutti i neofiti del punk giunti in buon numero per questa serata. Il divertimento si mescola ad azioni liberatorie e catartiche, le grida di quelle ragazze “scotennate” che salgono sul palco, abbracciano Charlie e si tuffano di nuovo giù, sicure dell’abbraccio dei presenti, fanno sorridere chi è stato testimone di eventi ben più aspri e veraci, dove botte, sangue e sputi erano per davvero. Ciò nonostante si crea in sala un'atmosfera molto positiva, una sorta di legacy, di passaggio del testimone fra diverse generazioni del punk, che si risolve nell’assalto finale che arriva sulle note abrasive e ficcanti di brani come “C.I.D." e come “Stranglehold”, dei punk anthems in piena regola, in cui c’è riconoscimento, ancora la stessa voglia, una sempre uguale passione! Punk Is Not Dead, fratelli!
(la foto di Charlie Harper in azione all'Init di Roma è dello stesso autore Giancarlo De Chirico)
Articolo del
08/02/2008 -
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