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Superando un carro attrezzi in autostrada non si può che provare un po’ di compassione verso i poveretti che si sono visti abbandonare dalla propria macchina proprio a metà di un viaggio. Ieri, uno dei poveretti ero io. Alla fine, sette ore per fare poco più di 200 chilometri. Tre di quelle sette ore passate in una ridente pizzeria davanti al casello di un ancor più ridente paesino del Piemonte aspettando qualcuno di buona volontà che venisse a recuperarci. Una macchina abbandonata in un deposito chissà dove. Tutto ciò per dire che, arrivato a Milano proprio pochi minuti prima dell’inizio del set dei norvegesi Datarock, stanco per non dire distrutto, avevo davvero bisogno di un bel concerto. E bel concerto è stato. Già ascoltando le tracce contenute nell’album d’esordio “Datarock Datarock” si intravede una musica divertente, un misto di rock tradizionale con chitarra e basso, elettronica e tratti di ripetitività tipici della dance. Ma, sul palco, il gruppo di Bergen rende sicuramente ancora di più: Fredrik Saroea e Ket-ill, accompagnati da altri due elementi, tutti e quattro con la tuta rossa d’ordinanza con il cappuccio calato sugli occhiali da sole, hanno infatti impreziosito i loro brani con arrangiamenti più vari e particolari (grazie soprattutto, ma non solo, ai frequenti interventi del sassofono e delle percussioni) e con un’ottima presenza scenica fatta di balli e gag di una divertente, furbissima, stupidità. La scaletta ha ovviamente ripercorso le tracce del loro primo lavoro in studio, da “Computer Camp Love” a “I Used To Dance With My Daddy”, da “Princess” ad una lughissima (e acclamatissima) versione di “Fafafa”, ma ha anche offerto spunti ulteriori come alcune sezioni strumentali, una parodia di “(I’ve Had) The Time Of My Life”, colonna sonora del film “Dirty Dancing”, e la conclusiva, inedita, “True Stories”. Di momenti meno riusciti ce ne sono stati davvero pochi: lo show, fatto di buona musica e non solo, è riuscito anche a far partecipare tutto il pubblico. Molti cantavano i facili coretti ed i ritornelli. E quasi nessuno è riuscito a non ballare e a non farsi contagiare dall’allegria e dal movimento di chi era sul palco. E alla fine, che la loro musica non sia proprio - come sostengono nella loro presentazione in internet - “il vertice dell’evoluzione pop” ma piuttosto una riuscita reinterpretazione di esperienze precedenti, non importa a nessuno. Ci si è comunque divertiti molto.
Articolo del
12/02/2008 -
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