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Non è passato molto tempo da quando li avevamo ascoltati dal vivo, sempre a Roma, proprio qui al Circolo degli Artisti, nell’ottobre del 2005. Ma adesso questo nuovo tour per The Mission, il gruppo inglese nato nel lontano 1986 da una costola dei Sisters Of Mercy, rappresenta un evento davvero speciale, infatti è quello che precede il loro scioglimento. Per l’occasione Wayne Hussey ha voluto con sé, oltre a Craig Adams, anche Simon Hinkler, che era uscito dal gruppo dopo la pubblicazione del quarto album. Preceduti da un set molto intenso dei Dead Guitars, una band molto vicina alle sonorità dark wave dei Cure e dei Chameleons, e che ha presentato dal vivo brani tratti da “Airplanes”, il loro debut album, i Mission ci hanno offerto uno show di ottima levatura, ispirato, incalzante e pregevole, imperniato come era sui primi quattro album - quelli di certo meglio riusciti - della lunga carriera artistica della band. Si comincia subito alla grande sulle note di “Beyond The Pale” e “Hands Across The Ocean”, due brani storici ai quali fanno seguito altre composizioni tratte dalla raccolta “First Chapter” del 1986, da “God’s Own Medicine” del 1987, da “Children” del 1988 e dal magnifico “Carved In Sand” del 1990. Le sonorità ventrali e la liricità drammatica di “Severina”, di “Kingdom Come” e di “Without You” permeano la sala, Wayne Hussey ci appare finalmente sereno, consapevole come è di aver dato tutto, del suo meglio, e condivide la sua bottiglia di vino rosso con i ragazzi più vicini al palco. Molto bella la riproposta, in chiave acustica di “Dream On”, un vecchio successo degli Aerosmith, rivisitato con cura e con la giusta esaltazione conferita alla chiave melodica del brano. Il pubblico, rigorosamente dark questa sera, è numeroso, rumoroso e festante. C’è chi domani parte per Londra, per seguire Wayne Hussey ed i suoi compagni anche nelle loro ultime quattro date, c’è chi si abbraccia teneramente nel ricordo di canzoni importanti, che hanno significato qualcosa. Ben presto però la cavalcata elettrica di “Deliverance” ci distoglie da qualsiasi altra considerazione, viviamo il momento, ed il refrain memorabile del brano, quel “Give me, give me deliverance” è gridato proprio da tutti, con tutto il fiato che hanno ancora in corpo. Dopo una breve pausa, i Mission tornano in scena e si concedono altri venti minuti di riscoperta del passato, e non poteva mancare allora il recupero di un classico come “Butterfly On A Wheel”, che si distingue per quella sua melodia estatica e sognante, capace di spezzare in un attimo qualsiasi cuore di pietra. Ad un certo punto la musica si ritrae e lascia che “Love breaks the wings of a butterfly on a wheel” venga eseguito a cappella da tutti i presenti. E’ un momento magico, che segna il superamento di ogni divisione fra pubblico e artista, è uno di quei momenti che spiegano perché la musica vada ascoltata anche dal vivo, al di fuori di qualsiasi scelta di maggiore comodità o di pigrizia. Le note di “Wasteland”, superba come la ricordavamo, si intrecciano a quelle di “Like A Hurricane”, l’immancabile cover version del ben noto brano di Neil Young e dei Crazy Horse, un pezzo che non può mancare ad una esibizione dei Mission! Il finale è totale appannaggio di “Tower Of Strength”, avvincente e corale, con il suono di quelle chitarre piacevolmente distorte, e maledettamente armoniose, che ci rimane ancora una volta, l’ultima, impresso nella testa e nel cuore.
(Si ringrazia Maria Chiara Tortora per la foto di Wayne Hussey dal vivo al Circolo degli Artisti)
Articolo del
16/02/2008 -
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