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Penalizzati oltre l’immaginabile dal consueto mercoledì di coppe (e di traverse salvifiche) e dalla simultanea apparizione dei più quotati The Enemy a poche centinaia di metri di distanza, i cinque debuttanti ragazzi di Reading collettivamente noti come Pete & The Pirates hanno dovuto fare buon viso a cattivo gioco esibendosi di fronte a una platea quasi inesistente, in un surreale effetto “sala prove”. Come primo impatto con l’Italia (quella del Jailbreak era la prima data in assoluto di un tour che oggi li vedrà a Firenze e in seguito a Bologna e Recanati) deve esser stata una bella doccia fredda, ma i cinque non si sono persi d’animo e hanno snocciolato lo stesso con buona verve i migliori brani dell’album d’esordio di recentissima uscita “Little Death”, riscuotendo applausi ovviamente non fragorosi ma certamente sentiti da parte dei pochi presenti. In realtà hanno fatto quasi tenerezza, Pietro e i suoi Pirati, che danno l’idea della tipica band composta da amici dell’università, e con un bassista (Peter Cattermoul, un nome che è tutto un programma) che avrebbe fatto la sua figura nel film “La rivincita dei Nerds”. Come si evinceva dall’album, e come hanno confermato dal vivo, si tratta di un gruppo ancora acerbo, con un problema di personalità e incerto sulla direzione da seguire, “angolare” solo se si guarda in superficie ma in realtà più tentato dal fun-pop corale alla Wombats e, soprattutto, da un certo pop da cameretta alla Belle & Sebastian, complice anche la voce del cantante Tommy Sanders che ricorda moltissimo in vari episodi quella di Stuart Murdoch. Pete & The Pirates sono partiti con l’angolare, ballabilissima (ma ahinoi, al Jailbreak non ballava nessuno) “Knots”, e hanno poi dato fondo ai brani di “Little Death”, eseguendo anche l’ottima B-side “The Wrong Man”, un anomalo punk-rock “matematico” molto spassoso. Il meglio è stato riservato per il finale: il nuovo singolo “Mr.Understanding”, una “semplice pop-song” come l’ha umilmente definita il frontman Tommy, ma a nostro avviso un asso nella manica che vale l’intero repertorio dei The Enemy, in virtù di una inebriante melodia che ricorda i Kinks degli esordi e di un riff di chitarra che più catchy non si può. L’hanno seguita con “She Doesn’t Belong To Me”, una bella ballata alla Belle & Sebastian, per poi chiudere con la frenetica “Come On Feet”, un classico singalong che, però – date le circostanze – hanno cantato solo i cinque Pirates sul palco. L’impressione finale è che probabilmente l’appuntamento con l’album d’esordio - con il conseguente debutto sul proscenio internazionale - siano giunti troppo presto per una band che deve farsi ancora un po’ le ossa e chiarirsi meglio le idee. Detto questo: suonare di fronte a tre gatti senza l’euforia e il coinvolgimento tipico dei live non è impresa facile. In assenza di un “nemico” a mettersi di traverso (come avvenuto a Roma), nelle restanti date italiane a Pete & The Pirates andrà indubitabilmente meglio. Perlomeno, glielo auguriamo. Di cuore.
Articolo del
20/02/2008 -
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