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Arriviamo in leggero ritardo, il concerto è già iniziato, ma non ci vuole molto tempo per renderci conto del fatto che siamo di fronte ad una della realtà più interessanti della nuova scena brit-pop. Si fanno chiamare The Enemy, un nome che è tutto un programma, sono originari di Coventry, una città della provincia inglese, famosa per gli stabilimenti della Jaguar e per aver dato i natali agli Specials, ciò nonostante un luogo desolato e triste come tanti altri posti dove la popolazione è composta principalmente da una working class” senza più grandi ideali e con il problema urgente delle disoccupazione crescente dei suoi figli. E loro, The Enemy, tutti giovanissimi, sono fra questi. Tom Clarke, chitarra e voce, Andy Hopkins, basso elettrico, e Liam Watts, batteria, hanno formato la band nel febbraio del 2006 inizialmente per trovare una via d’uscita alla noia. Si sono fatti conoscere ed apprezzare nel circuito dei club locali e la Stiff Records - etichetta discografica nota per aver saputo cogliere i primi vagiti del punk inglese - si è accorta di loro. Nell’estate dello scorso anno è uscito “We’ll Live And Die In These Towns”, il primo album del gruppo, un disco che - a sorpresa - si è piazzato subito ai primi posti della classifica di vendite in Inghilterra, grazie a tutta una serie di canzoni che diventano veri e propri anthem generazionali e che vengono cantate a gran voce da un pubblico composto da nuovi mods, altrettanto scatenati e ribelli! Succede così anche questa sera, dove gli Enemy sono accolti da un pubblico rumoroso di teenagers d’assalto, ben intenzionati a far rivivere i fasti degli Who e dei Jam, veri padri di questo genere di musica. In effetti, canzoni come “Always From Here”, “40 Days & 40 Nights”, il primo 45 giri del gruppo, e “Had Enough”, il nuovo singolo, non ci mettono niente ad attecchire, ad entrare da subito fin sotto pelle a chi ascolta, e le reazioni sono immediate, una adesione pressoché totale, fatta di pura gioia e divertimento. Si capisce perché Tom Clarke è il nuovo idolo degli adolescenti inglesi: è talmente sincero e diretto nel trasferire sul pubblico le sue emozioni da sembrare sfrontato, sa essere melodico e sguaiato all’interno di una stessa canzone, sa quando picchiare sulle corde della chitarra, e quando far leva sulle corde del cuore. Il set è piuttosto breve e non può essere altrimenti, il loro repertorio non è ancora molto vasto, ma è carico di energia: “Fear Killer”, “Shed a Tear” e “We’ll Live And Die In These Towns”, la title track, scorrono via in un fragore assordante, quello di chi grida per spazzare via la malinconia, ma che è ancora in grado di scovare delle tracce melodiche al momento di buttare giù una canzone. I nuovi Oasis? E’ presto per dirlo, ma “Happy Birthday Jane” e “You Are Not Alone”, gli ultimi due brani eseguiti questa sera, hanno tutte le caratteristiche per essere duraturi e vincenti. Ringraziano, piacevolmente sorpresi di una così calorosa accoglienza, salutano, stringono mani, in un abbraccio ideale con tutti i presenti, e promettono di tornare presto. Siamo sicuri che ne sentiremo parlare ancora, e un gran bene!
(La foto di Tom Clarke in concerto dal vivo è stata scattata dallo stesso autore dell’articolo)
Articolo del
21/02/2008 -
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