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Le note di “My Way” sporcata come si deve da Sid Vicious, introducono “God Save The Punk”, lo spettacolo ideato e diretto da Carmen Giardina, scritto da Marco Odino, realizzato in collaborazione con Pivio e Aldo De Scalzi, protagonisti della scena punk italiana della fine degli anni Settanta, che si sono occupati della scelta delle musiche. La scenografia e la sezione video si avvalgono invece del supporto di Sergio Gazzo. Lo spettacolo si basa quasi interamente su “Please Kill Me”, di Legs Mc Neil e Gillian Mc Cain, un testo base per capire la vita, i pensieri e le gesta dei protagonisti di quella stagione musicale “altamente infiammabile”. Sulla scena tre attori, giovani e davvero bravi, che rispondono ai nomi di Enrico Salimbeni, Nicole De Leo e Fabio Gomiero, prendono le sembianze di personaggi ogni volta diversi, da Lou Reed a Iggy Pop, da Nico a Patti Smith, e danno vita ad una serie di sketches fulminanti e concisi, che hanno il compito di comunicare l’energia vitale, l’inquietudine e l’ansia, la carica ribelle ed il male del vivere che accomunavano gli artisti dell’epoca. La colonna sonora è fatta di brani dell’epoca come “I Wanna Be Your Dog” degli Stooges, “The Passenger” di Iggy Pop, “Gloria” e “Pissing In The River” di Patti Smith, “Anarchy In The Uk" dei Sex Pistols, “Perfect Day” di Lou Reed, “I Wanna Be Sedated” dei Ramones e tanti altri ancora. I suoni si mescolano velocemente alle immagini e alle acrobazie malate dei protagonisti sul palco che vomitano tutto il loro malessere sul pubblico presente. Uno show che scorre via rapido e frizzante, cotto e mangiato, con la stessa rapidità dell’ascesa e della fine del movimento punk in Inghilterra e negli U.S.A. nel 1977. “Il rock ti permette di sognare ancora” grida uno degli attori, “E ti restituisce il tuo stesso battito cardiaco!“ E’ per questo che vale sempre la pena vivere e purtroppo anche morire di musica, come successe a tanti dei musicisti di allora. Alla fine infatti - a conclusione di quello che è un vero e proprio tributo a quella stagione - scorrono le foto con le date di nascita e di morte di Johnny Thunders dei New York Dolls, di Sid Vicious dei Sex Pistols, di Stiv Bators dei Dead Boys, di Joey, Johnny e Dee Dee dei Ramones, e di tutti quei giovani eroi che hanno amato il punk in un modo totalizzante, fino a non distinguere più fra dimensione artistica e vita privata, fino a morirne. Punk è un aggettivo che significa “marcio” o anche “di scarsa qualità”, “da due soldi” e si adattava bene a quei giovani musicisti che imbracciavano la chitarra pur non sapendo suonare, senza avere mai studiato musica. Ma il termine Punk fra i poeti della Beat Generation era riferito anche, in maniera quanto mai provocatoria e drammatica, “a chi lo prendeva sempre nel culo”, ai perdenti, come Sid Vicious, che però ha lasciato un marchio indelebile in tutta la cultura moderna. Da vedere.
Articolo del
20/03/2008 -
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