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Quando neanche un mese fa non sono riuscito ad andare alla data milanese dei Cure, ero davvero dispiaciuto. La band di Robert Smith ha scritto pagine di storia della musica e, dal vivo, regala set infiniti e densi di emozioni. L’altro giorno però, quando ho visto in programma un concerto degli svedesi Shout Out Louds, ho pensato di potermi, almeno in parte, riscattare. Le (non molte) canzoni che già conoscevo dei cinque ragazzi di Stoccolma (che di svedese, in realtà, a parte la tastierista Bebban Stenborg, non hanno granché) mi avevano infatti lasciato intravedere una notevole influenza dei Cure (e, soprattutto, della parte più allegra del repertorio dei Cure), sia nelle sonorità che nella voce di Adam Olenius. Voce che, a tratti e specie quando raggiunge le tonalità più alte, è davvero molto ma molto simile a quella di Smith. Così, ieri, in una strapiena , ero ai piedi di un palco addobbato per l’occasione con le bandiere del linguaggio marinaresco che compaiono anche sulla copertina del secondo album della band, “Our Ill Wills”. E gli Shout Out Louds non hanno deluso, anzi. Passando anche attraverso tracce del loro disco d’esordio “Howl Howl Gaff Gaff”, come le molto belle “Very Loud” ed il bis “Please, Please, Please”, i cinque ragazzi hanno proposto un set di buone atmosfere ed allo stesso tempo piuttosto energico (come, ad esempio, in “Impossible”, uno dei momenti più tristi ma guidato da una batteria in stile “Sunday Bloody Sunday”, od in “Shut Your Eyes”), spontaneo e comunque di buona qualità anche nella cura degli stacchi, dei soli e degli altri particolari, impreziosito spesso dall’intervento, quasi sempre affidato alla Stenborg, ma anche agli altri componenti del gruppo, di seconde voci (non sempre, però, ad un volume adeguato) e di strumenti particolari e di solito estranei alla musica rock come l’armonica e svariati tipi di percussioni (come, ad esempio, in “Tonight I Have To Leave It”). Il set, di un’ora abbondante, si è mantenuto praticamente sempre su buoni livelli ed ha coinvolto molto il pubblico (che, per la gran parte, era molto più preparato di me e conosceva a memoria i testi di quasi tutte le tracce) complici certo la generale solarità ed orecchiabilità delle canzoni ma anche la buona presenza e la simpatia sul palco soprattutto di Olenius e del bassista Ted Malmros. Malmros che, alla fine, sorridente e senza il minimo atteggiamento da star è andato anche ad aiutare una persona dello staff a gestire la ressa al tavolino del merchandising.
Certo, i veri Cure restano di un’altra dimensione. Ma, alla fine, gli Shout Out Louds, propongono un qualcosa di diverso e più personale che non deve per forza portare ad un confronto diretto con quelli con quelli che, innegabilmente, sono i loro (ottimi) maestri. Ed una cosa è certa. Vista la soddisfazione ed il numero delle persone presenti ieri, la prossima volta che gli Shout Out Louds passeranno da Milano non basterà più la piccola Casa 139.
Articolo del
28/03/2008 -
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