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Può darsi che io mi sbagli, ma alcuni concerti sono molto facilmente intuibili. Voglio dire, non si può certo prevedere come andrà la serata o quale sarà la scaletta, certo è che una sensazione di fondo la si ha. Nel caso dei Portishead il clima è quello del grande ritorno, il luogo prescelto (nel nostro caso) l’Alcatraz di Milano e la data il 30 marzo. Parlare di clima mi sembra il modo più appropriato per cercare di rendere al meglio l’atmosfera creatasi nell’ora e quaranta di un set decisamente sentito. Grande ritorno quindi, grande serata per una grande occasione. Lo sappiamo noi del pubblico e probabilmente lo sanno Beth Gibbons, Geoff Barrow e Adrian Utley, accolti da fragorosissimi applausi al loro ingresso on stage. Si spengono le luci. Compare un enorme 3 sullo schermo alle spalle della band, titolo dell’ultimo album (Third), che si trasforma in una “P”. Silence e Hunter sono il biglietto da visita, apripista inedite direttamente dal nuovo lavoro. Quello che ci vuole è un inizio propositivo, nessun c’eravamo tanto amati, ma la promessa che ci ameremo ancora a lungo. Ombre proiettate sui lati del palco, controluce e riprese digitali in bianco e nero che compongono un triplo split screen sullo sfondo. La voce di Miss Gibbons, inalterata negli anni e sempre più limpida, intona pezzi che la gente aspetta, momenti blu e neri presi direttamente da Dummy e Portishead, i primi due album della band. Aria di jazz, di elettronica, di pura melodia. Il fumo sale, la densità cresce. Glory Box e Numb. Chi li ha dimenticati? La sala risponde con applausi concreti. Wondering Star fa socchiudere davvero gli occhi mentre il nuovo singolo, Machine Gun, rende perfettamente l’idea di che strada abbia preso il terzetto, di cosa sarà il futuro filtrato Portishead. Mi volto a fissare la sagoma di Beth Gibbons che si proietta nettissima sula parete al mio fianco. Avvolta da una luce blu intensa. Credo che sia questa l’immagine della serata. La dama di Bristol raccoglie il bicchiere e brinda alla salute, come in una cena tra vecchi amici che si ritrovano. Un amore rinato, un rapporto ritrovato dopo anni di silenzio, nonostante la nota riluttanza della band ad esibirsi ed esporsi. Un grande inizio, di nuovo. Pausa molto breve prima dell’ultima uscita. Roads impone il sussurro delle parole anche a chi probabilmente non le conosce. We Carry On sembra una dichiarazione d’intenti, promessa che non passerà poi così tanto tempo questa volta. La gente capisce e ne è riconoscente. Lungo applauso. Luci che si alzano. Il ritorno alla “normalità” fa capire quanto sia stato diverso ritrovarsi, bello e interessante. Il primo passo. A dire il vero non si può eleggere a concerto dell’anno, nonostante la lunga attesa e le aspettative, anche se è andato tutto come doveva, tutto come ci sentivamo. Il commento migliore allora resta la soddisfazione di aver ritrovato un suono che ci mancava maledettamente e che si traduce nel modo più semplice di sancire un ritorno: bentornati. Veramente.
SETLIST:
Silence Hunter Mysterons The Rip Glory Box Numb Magic Doors Wandering Star Machine Gun Over Sour Times Only You Nylon Smile Cowboys Threads Roads We Carry On
Articolo del
06/04/2008 -
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