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Torna ad esibirsi a Roma, a due anni di distanza dal suo ultimo concerto, Peter Cincotti, l’astro nascente della musica americana che a soli ventiquattro anni d’età sembra destinato ad assumere un posto di rilievo sulla scena pop internazionale. E’ vero, lui viene dal jazz, a sedici anni ha vinto diversi premi nei concorsi per piano solo, ha sviluppato in seguito anche indubbie doti sul piano canoro, ed è stato salutato quindi come il nuovo Duke Ellington o Frank Sinatra. Ma ad ascoltarlo qui questa sera, alla Sala Sinopoli dell’Auditorium, si ha la netta impressione di trovarsi di fronte ad un abile intrattenitore ed eccellente songwriter indirizzato però verso una pop music sofisticata e brillante, ben lontana dai jazz standards degli esordi. Peter Cincotti, sorridente e gioviale come sempre, è felice di essere tornato in Italia e ci presenta quasi per intero i brani tratti da “East Of Angel Town”, un album pubblicato alla fine dello scorso anno, un disco che ha messo bene in evidenza la trasformazione del giovane pianista nato e cresciuto a Manhattan, New York. Il concerto si sviluppa in modo garbato e piacevole mescolando ritmi ed influenze musicali che sono comunque nelle corde di Peter Cincotti, abituato come è ad essere esposto a diversi generi di musica, e non soltanto al jazz. Le composizioni nuove, brani come “Angel Town“, “Be Careful“ e la delicata “Cinderella Beautiful”, denotano ingredienti funky, soul e perfino di rock music, grazie anche ad una band molto affiatata, con una sezione ritmica che vuole stupire! Sempre dal nuovo album sono tratte “Man On A Mission”, “Broken Children” e la bellissima “December Boys”, una slow ballad romantica e sognante che è già stata scelta come brano portante di una colonna sonora di un film. E’ il momento di “Another Falling Star” e di “Make It Out Alive”, brani che non si discostano molto dalla nuova impostazione un po’ alla "Piano Man” di Billy Joel scelta da Mr. Cincotti, composizioni che precedono il momento clou della serata, quello dell’esecuzione di “Goodbye Philadelphia”, una ballata davvero ben strutturata, dalle pregevoli armonie e con un refrain che cattura subito chi ascolta, tanto è vero che sono in molti gli spettatori che ne accompagnano morbidamente il canto. Mani che si stringono, cuori che si toccano in un abbraccio e via ancora lungo le note di “Witch’s Brew”, che segna un finale altamente ritmico e spumeggiante. Convinto dal clamore degli applausi, Peter Cincotti e la sua band ritornano sul palco per eseguire “Nothing Is Enough”, un brano appena composto, non ancora pubblicato su disco, una canzone gradevole e brillante. La serata si conclude, questa volta senza ulteriori repliche, con la struggente “Love Is Gone”, dove Peter offre il meglio di sé anche come vocalist, appassionato e sincero, e non soltanto come abile e talentuoso pianista. Partendo dal jazz, conservando nel cuore le lezioni impartite dalla musica afroamericana, dal soul e dallo swing, Peter Cincotti si è costruito un universo musicale ricco di particolari e di sfumature diverse, un modo di fare musica che probabilmente gli garantisce un pubblico più ampio e sicuri passaggi radiofonici, ma che ha comunque nelle freschezza compositiva la sua dote più grande.
Articolo del
07/04/2008 -
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