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“Noi facciamo Rock'n'Roll, voi pensate a fare casino!”; come si fa a non obbedire ad un ordine del genere quando ad “importelo” è il pazzo cantante degli Hives? Pazzi è il più semplice dei termini per definirli, ma anche se aggiungessimo “flesciati”, casinisti, megalomani, geniali sarebbe comunque insufficiente per descrivere un loro qualunque concerto. Ormai da qualche anno a questa parte gli Hives sono diventati una vera e propria istituzione musicale; i loro live sono sempre sold out (infatti dal Rolling Stone hanno spostato la serata all'Alcatraz, più capiente), eventi da non perdere per chi ama il sano e divertente rock’n’roll! Schiere di band dagli anni '60 ad oggi hanno cercato di far proprio uno dei simboli Beatles come le divise giacca-cravatta, ma mai nessuno come gli Hives è riuscito a farne un vero status symbol: ogni album un completo diverso sempre più elegante e fuori dalle righe, come per l’ultimo uscito, The Black And White Album (2008, Interscope Records); ovviamente vestito bianco e nero. Ad inizio concerto qualche problema con il microfono per il cantante Howlin’ Pelle Almqvist: comincia a cantare senza che si senta una sola parola, ma chi conosce il quintetto svedese può aver pensato ad un'ennesima eccentrica loro trovata; come quella di fermarsi per alcuni minuti nel ben mezzo di una canzone in pose da veri rockers, per poi riprendere a suonare come se il loro concerto fosse visto in dvd e messo in pausa. In scaletta tanti brani dal nuovo cd, che vede cambiare la rotta degli Hives in qualche modo ammorbidita nel sound: Try It Again, Hey Little World, Bigger Hole To Fill, Return The Favour e l'ultimo singolo Tick Tick Boom. Molti anche i brani che li hanno fatti conoscere ed amare al grande pubblico, tra cui Main Offender, A Little More For A Little You, Walk Idiot Walk, Two Timing Touch And Broken Bones e la sempre gettonata Hate To Say I Told You So. Un live che dimostra anche le doti da vero frontman di Pelle che, per tutta l'ora e mezza di concerto, ipnotizza il pubblico rendendolo partecipe in ogni momento, tra urla, salti e benedizioni di una sua fantomatica religione. Chi sostiene che le band che emergono dall'underground musicale perdono i loro valori iniziali, sbaglia puntando il dito contro gli Hives. In questi ultimi anni hanno di certo smussato i loro angoli più grezzi, ma l'attitudine, la grinta e come dicevo prima la pazzia che esplode di fronte a migliaia di persone, sono testimoni di come le umili origini musicali non si scordano mai.
Articolo del
09/04/2008 -
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