|
Niente luci, niente foto, niente flash, nessuna band di supporto, niente parole, solo musica, quella di un duo per sole chitarre, maneggiate con cura da Tom Verlaine, ex Television, una cult band del primo periodo punk americano alla fine degli anni Settanta, e da Jimmy Rip, session man di valore, noto anche come produttore, che della seconda edizione dei Television è già entrato a far parte. Il concerto si è svolto davanti a pochi fortunati spettatori e questo ha contribuito a rendere ancora più intima l’atmosfera che si è creata a Stazione Birra. Forse molti vecchi fan dei Television si sono tenuti lontani dal concerto di questa sera perché hanno saputo che si trattava di una cosa diversa, forse hanno anche poca memoria, perché da tempo ormai Tom Verlaine scrive musica in modo diverso da allora, e torna a fare rock solo quando accompagna Patti Smith, l’amica di sempre, dal vivo in tour. Uno zoccolo duro però non rinuncia, uno spettatore invoca “Torn Curtain” in modo continuo e ossessivo, Tom sorride ma non lo ascolta, continua diritto per la sua nuova strada, fatta di armonie appena accennate, di melodie interrotte che si infrangono su scogli imprevisti, che si riversano su altri flussi e poi ricompaiono all’interno di un tessuto compositivo quanto mai intenso, quanto mai vario, che va dal blues al fado, dal rock d’autore alla musica da cinema, dal folk acustico alla sperimentazione sonora vera e propria, vicina quasi alle cose che faceva Brian Eno con Robert Fripp su “No Pussyfooting”. Brani come “Souvenir”, “Documentary”, “Earth Sky” e “Autumn”, tutti tratti dalla carriera solista di Tom Verlaine, risultano perle di valore assoluto nell’esibizione di questa sera, mentre riconosciamo a stento - perché arrangiate in modo completamente diverso - canzoni come “Prove It” e “Kingdom Come” che appartengono invece al repertorio storico dei Television. Ascoltare il suono della chitarra di Tom Verlaine è una delle prove dell’esistenza di Dio, anche se alle sferzate elettriche questa sera l’artista newyorkese preferisce gli arpeggi, i ricami, ma sempre di qualità superba, inestimabile. Lui quasi sparisce nel buio di un palco senza luci, protesta per uno scatto fotografico non richiesto, ma in modo amabile. E’ schivo, a tratti distante, ma quando suona, quando canta - con quella sua voce sofferta che sembra trascinata fuori a forza dalla sua anima - allora si realizza un incanto di proporzioni enormi. “Swirly Jewel“, “Actress” e la splendida “Foolish Thing” concludono un concerto che è stato quasi uno showcase di colui che - per dirla con Patti Smith - per abilità tecnica, coraggio e fantasia, è secondo solo a Jimi Hendrix! Rock on!
Articolo del
12/04/2008 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|