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Quasi 64 primavere alle spalle, una produzione musicale sterminata, una voce che ha ispirato generazioni di cantanti e Van Morrison non smette di comportarsi da outsider. Van “The Man” non ama gli applausi facili, non ama sentirsi incensato, non concede bis. Anche qui, in un Teatro degli Arcimboldi piuttosto lontano dal sold-out, la storia non è cambiata. Van Morrison è ormai arrivato, per sua stessa volontà, allo status del crooner, di chi ama le sue canzoni al punto di poterle benevolmente maltrattare. Il folletto di Belfast continua ad essere quel genio irascibile e trascinante che è sempre stato, in grado di tenere il palco con rara maestria. Tuttavia la sua presenza sul palco non ha quasi nulla di fisico, nascosta com’è tra i ben 11 elementi della sua band. L’unica concessione che fa a se stesso e al suo pubblico è la sua voce, che da sola vale il prezzo del biglietto. Quando non canta volta le spalle al pubblico quasi a volersi nascondere, ma quando si avvicina al microfono sfodera una classe rara. La sua voce è ancora, nonostante l’età e numerosi bicchieri di troppo, una sintesi incantevole di rock, folk, rhythm and blues, swing. Certo la scelta dei pezzi in questa prima serata di concerto non è stata sempre impeccabile. La scaletta sembra essere stata concepita per centellinare l’entusiasmo del pubblico: pochi classici, solo un paio di classicissimi e tanti- troppi - pezzi estratti dall’ultimo “Keep It Simple”, album godibile ma non certo memorabile. Di sentire qualche estratto dal capolavoro “Astral Weeks” poi proprio non se ne parla. Van si presenta quasi puntuale verso le 21.15, attaccando con lo swing di “This Love Of Mine”, a cui seguono “Magic Time” e una versione quasi ska di “Have I Told You Lately That I Love You”. Un buon inizio, anche se si ha la sensazione che Van non si sia ancora scaldato, che debba ancora crescere d’intensità. Ecco che infatti arrivare dopo un altro paio di canzoni la prima perla della serata, una splendida esecuzione del classico “Tupelo Honey”, dove “The Man” regala un assolo voce-chitarra alla David Gilmour. Davvero una bella interpretazione, anche la parte della band, formata da tutti musicisti di ottimo livello; merita una menzione particolare Sarah Jory, bravissima alla slide guitar, preziosa alla chitarra acustica e al banjo su “Bright Side Of The Road”. Non è certo facile per questi musicisti adattarsi ai cambi d’umore del cantautore irlandese, che accelera a tratti i brani o chiede ai suoi chitarristi estemporanei assoli con sonori “Come on!”. Dopo “Tupelo Honey” Morrison prosegue con una sequenza di brani tratti dall’ultimo “Keep It Simple”, tra cui spicca una versione emozionante di “That’s Entrainment”, dove il cantautore percuote il suo mandolino accelerando il pezzo e trascinando la band in un finale in crescendo davvero emozionante. “Can’t Stop Loving You” è la dimostrazione di come Morrison sappia unire rabbia e dolcezza in una unica ballata. “Moondance” è invece uno dei classiconi più attesi ed è suonata molto bene, con diversi assoli di chitarra, pianoforte ed è arricchita dal sax di Morrison. “How Can A Poor Boy”, anch’essa estratta dall’ultimo album, suona meglio dal vivo che su disco. Il rockabilly di “Stop Drinking” scuote il pubblico non giovanissimo degli Arcimboldi facendo battere un po’ le mani. La chiusura è invece affidata a “Behind The Ritual”, forse la migliore tra le ultime composizioni, che Morrison chiude sussurrando nel microfono e allontanandosi nella penombra, lasciando gli applausi alla band, da vecchio nord-irlandese scorbutico qual è. Un bel concerto, non c’è che dire. Qualche classico in più non avrebbe forse guastato. Per avere conferma chiedete a quelli che sono rimasti per un quarto d’ora ad aspettare il bis, aspettando “Gloria”. “In Germania l’ha fatta come bis” dicevano i vecchi fan, quelli che sanno sempre tutte le scalette a memoria. Hanno aspettato invano. Pazienza, ad un eterno outsider come Van Morrison si può perdonare questo ed altro.
SETLIST: This Love Of Mine Magic Time Have I Told You Lately That I Love You Vanlose Stairway Real Real Gone Tupelo Honey School Of Hard Knocks Lover Come Back Soul Keep It Simple That’s Entrainment Song Of Home End Of The Land Stop Drinking I Can’t Stop Loving You Moondance How Can A Poor Boy Bright Side Of The Road Behind The Ritual
Articolo del
13/04/2008 -
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