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La serata comincia bene, perché abbiamo l’opportunità di ascoltare come opening act le esecuzioni acustiche e minimali di Holly Miranda, una giovane songwriter originaria di Detroit, che adesso vive e lavora a New York. Canzoni come “Joints” e “Slow Burn Treason” sono molto di più di un semplice intrattenimento e infatti sono in molti ad affollare il Circolo fin da subito. Il folk underground di Holly Miranda, che si accompagna ora alla chitarra ora al piano, è davvero scarno ed essenziale, ma allo stesso tempo ha un qualcosa di magico, che nasce dall’impostazione vocale di Holly, così brava a centellinare suoni, parole ed emozioni. E’ un’atmosfera intima che trova la sua naturale prosecuzione nell’atteso live act di Scott Matthew, musicista australiano che vive a Brooklyn, New York da molti anni ormai, un songwriter che ha avuto successo nel circuito indie degli Stati Uniti grazie alla sua collaborazione con il regista cinematografica John Cameron per la colonna sonora di “Short Bus”. Scott ha trentatrè anni, si è gettato alle spalle il suo passato punk rock con i Nicotine, e ha scelto l’Europa per presentare il suo debut albuma, un disco davvero prezioso, che in Italia è stato stampato dalla Sleeping Star. Scott Matthew è in tour con la sua giovane band e ci presenta dal vivo i brani tratti dal disco, alcuni dei quali - come “In The End” e “Upside Down” - erano già presenti nella colonna sonora di “Short Bus”, ma sono stati risuonati e riarrangiati per l’occasione. Il canto di Scott è quanto mai introspettivo, molto delicato e talvolta drammatico, in particolare quando cerca di donare tutto di sé, di dare voce alla sua anima, che si rivela a noi tutti così come è, triste, sofferta ma anche vogliosa di comunicare, di contatto umano. Canzoni cone “Aputee”, “Abandoned” e “Ballad Dear” denotano la sua predisposizione per le ballate acustiche, e là dove gli arrangiamenti vengono impreziositi dal suono del pianoforte e del violoncello, Scott Matthew riesce a dare il meglio di se' stesso. Splendide anche “Habit”, “Laziest Lie” ,“Little Bird” e un successo di qualche anno fa come “Beauty Is Within Us”, canzone scritta per la celebre serie animata giapponese “Ghost In The Shell”. Scott Matthew è a tratti malinconico e nelle sue soluzioni artistiche c’è qualcosa di decadente, ma non c’è compiacimento in tutto questo. Sono le storie che racconta, in gran parte autobiografiche, che prendono questa direzione, e lui asseconda il suo cuore, lo accompagna, con degli arrangiamenti sofisticati ed eleganti e con un canto davvero melodioso che cattura quelli che sanno prestare ascolto. Il finale è tutto un tributo a quelle canzoni che sono state importanti nella formazione artistica di Scott ed ecco che ascoltiamo “Everything Happens To Me” di Chet Baker, “Total Control” dei Motels, “Heaven Knows I’m Miserable Now” degli Smiths, eseguita a due voci con Holly Miranda, che poi torna sul palco anche per eseguire una toccante versione di “Between The Bars” di Elliot Smith. Un concerto bello ed intenso che ha raggiunto momenti di vera commozione, un’esibizione che ha messo in mostra il talento e l’animo gentile di questo giovane newyorchese di adozione, che non ha più paura delle sue fragilità, che non cerca più di nasconderle, ma le mette in musica in maniera divina.
Articolo del
24/04/2008 -
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