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Nina Simone, dunque, ci ha lasciato. Il decesso è avvenuto sotto Pasqua, nel sud della Francia, dove la cantante risiedeva ormai da parecchio tempo, in aperta contestazione con i natii Stati Uniti. Aveva 70 anni, e, aldilà delle belle parole rituali (in questi casi) aveva smesso da tempo di essere una presenza rilevante nell'universo della musica popolare. Il suo periodo d'oro erano stati gli anni Sessanta, periodo di battaglie civili per i neri d'America, in cui la Simone è da annoverare tra i più fulgidi protagonisti. A chi vuole accostarsi a Nina Simone oggi, il consiglio è di cominciare dal singolo che la rese celebre, recante sul lato A una versione jazzata e "obliqua" della popolare "I Loves You Porgy" di George Gershwin, brano che è stato recentemente votato tra i migliori 100 brani da juke-box da un panel del mensile inglese Mojo. C'è da dire, però, che le prime fasi della carriera della Simone non sono molto facili da ripercorrere, a meno che non si voglia ricorrere ad una delle tante antologie retrospettive in commercio. Il primissimo periodo, quello che ritrae la cantante e pianista fresca di diploma dalla Juilliard, prestigiosa scuola di musica di New York, comprende il primo album "Jazz as Played in an Exclusive Side Street Club" del '58 (altresì noto come "Little Girl Blue") e "Nina Simone And Her Friends" ristampati su CD nel '94 ma di difficile reperibilità. Cercateli, a costo di investire un patrimonio: il primo include la prima versione della ruspante "My Baby Just Cares For Me", che divenne clamorosamente un hit di livello mondiale alla fine degli anni '80 quando fu usata per uno spot della Levi's; nel secondo c'è "I Loves You Porgy" di cui si è già detto. E i pezzi restanti sono quanto di meglio il jazz (e il blues) abbia prodotto dopo Billie Holiday. Meglio servito, dal punto di vista discografico, il successivo periodo (1959-1964) con l'etichetta Colpix, per la quale la Simone incise 10 album, disponibili oggi in una serie di economici 2 per 1 ristampati nel '98 per l'etichetta US Collectables. I primi due, "The Amazing Nina Simone" (del '58) e "At Town Hall" (1959) - sono tra i meno trascendentali, anche se vi è inclusa la prima versione della Simone di "Wild Is The Wind" di Dimitri Tiomkin e Ned Washington , a cui si ispirò David Bowie per la sua versione del '76 contenuta in "Station To Station". Sono oggi accoppiati anche il live "At Newport" del '60 e "Forbidden Fruit" del '61; seguono i due album del '62 "At The Village Gate" e "Sings Ellington", " At Carnegie Hall" del '63, "Folksy" del '64 e "With Strings" del '66: sequenza di album in cui la Simone diede l'impressione di contentarsi del suo status di raffinata interprete di standard jazz e nulla più. La svolta avvenne negli anni successivi della fase 1964-1967, in cui l’artista, ingaggiata per la Philips, aderì ai movimenti per i diritti civili e fece suo uno stile più scuro, più scarno e più diretto. Peccato che gli album di questa fase siano stati riversati su CD l'ultima volta nel '90 e che da allora non siano mai stati rimasterizzati. Fondamentale è il 2 in 1 " In Concert+I Put A Spell On You", che include una versione dal vivo di "I Loves You Porgy", "Pirate Jenny" di Bertolt Brecht e Kurt Weill, "Ne Me Quitte Pas" di Jacques Brel e una quasi irriconoscibile versione del classico di Screamin' Jay Hawkins. Questo CD è (insieme al "Nina Simone and Piano!" di cui più difusamente oltre) forse il capolavoro di Nina Simone, definizione solo sfiorata dai successivi 2 in 1 "Wild Is The Wind+ High Priestess of Soul" (incisi tra il '64 e il '66) e da "Pastel Blues+ Let It All Out", dove la cantante rifà a modo suo Chuck Berry, Dylan, Duke Ellington e Van McCoy. Per il successivo periodo RCA (1967-1974) sono fortunatamente uscite di recente le nuove versioni rimasterizzate, anch'esse nell'adorato (dai consumatori) formato 2 in 1. Se il primo episodio, che raccoglie "Sings the Blues" e "Silk & Soul" (entrambi del '67) prosegue nello stile di cover di lusso degli ultimi album Philips, il CD da cercare è "'Nuff Said + And Piano!". "Nina Simone and Piano!" (del '69), in particolare, è considerato dai più seri estimatori della Simone il punto più alto della carriera della cantante/pianista. Come esplicato dal titolo, è un disco per voce e piano, minimale e desolato, eppure dotato di una forza espressiva come raramente è dato incontrare. Sentire, per credere, la versione di "I Think It's Going To Rain Today" di Randy Newman, l’intensissima e soffocante "Everyone's Gone To the Moon" di Jonathan King o, anche, "The Desperate Ones" originariamente di Brel. Era difficile ripetere un exploit del genere: e difatti i dischi successivi non risultano all'altezza: nè "To Love Somebody" ('69), nè "Here Comes the Sun" ('70), nè " Emergency Ward!" ('72) nè l’ultimo album RCA "It Is Finished" ('74) sono ai livelli, non solo di "And Piano", ma neanche delle precedenti uscite per la Philips e Colpix. Dopodichè la Simone si trasferisce in Europa e, dal '78 in poi, ricomincia a incidere senza ritrovare più la forza (e l'ispirazione) di un tempo. I dischi di un tempo, però, fortunatamente restano. Andateli a cercare, se amate non dico il jazz e il blues, ma semplicemente la Musica.
Articolo del
28/04/2003 -
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