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I Blood Red Shoes hanno i numeri per fare il salto di qualità, e lo sanno. La loro fama, almeno per il momento, è limitata ai circuiti underground, ma probabilmente ancora per poco. Eppure questi giovani brightoniani, giunti alla loro seconda data italiana, dimostrano di essere solo dei ragazzi giovani che si stanno divertendo un sacco a suonare in giro per il mondo e non sembrano accusare la pressione. C’è chi li ha addirittura definiti i “White Stripes inglesi”, anche se a parte il fatto di essere un duo chitarra-batteria non hanno quasi nulla in comune con il gruppo di Detroit. C’è anche chi li ha inseriti nel gruppo del new-indie inglese, ma anche questo non basta per inquadrarli, tant’è vero che il cantante batterista Steven Ansell, in un’intervista a Gigwise.com ha provocatoriamente dichiarato: “Le indie band me lo possono s*****are. Noi non ci sentiamo indie. Voglio dire, se per indie s' intende quello di qualche anno fa allora sì, ma se per indie ci si riferisce a gruppi come Pigeon Detectives, Wombats, View, Enemy, eccetera, allora non vi abbiamo proprio niente a che fare. Mi fa arrabbiare essere considerato sullo stesso livello di band di questo genere”. Insomma a questi ragazzi, da buoni inglesi, il carattere e l’autostima non mancano certamente. Sono giovani, suonano un rock tirato e ballabile, aggressivo ma patinato al punto giusto. Il loro album d’esordio appena uscito, “Box Of Secrets”, ha trovato il plauso di critica e pubblico ed è ricco di potenziali hit radiofoniche. Certo la loro fama in terra italica non è ancora granché e la Casa 139 non è certo stracolma di gente, ma poco importa. Verso le 10.15 attaccano i Thank You For The Drum Machine, gruppo spalla di Arezzo che suona un indie rock con molta elettronica, vicino al new-rave dei Klaxons. Non male, anche se qualche digressione strumentale di troppo appesantisce un po’ i pezzi. Il batterista dei Blood Red Shoes Steven Ansell li ascolta in mezzo al pubblico e balla divertito. Verso le 11.15 è invece il turno del duo inglese, che apre le danze con “It’s Getting Boring By The Sea”. La cosa che colpisce da subito è la loro bravura nel tenere il palco “caldo” dal punto di vista sonoro con solo una chitarra e una batteria. I due si intrecciano efficacemente alle voci; i riff di Laura-Mary Carter sono efficaci, nonostante siano sempre piuttosto simili tra loro; Ansell invece è davvero bravo con la batteria e riesce a creare un tessuto ritmico spesso minimal ma sempre interessante. Laura-Mary Carter, che inizia con un pizzico di timidezza di troppo, viene comunque fuori alla distanza e si rende protagonista di un divertente siparietto con il tecnico del suono, dimostrando una grazia da perfetta rock-lady. L’impatto sonoro è insomma più che convincente, soprattutto dove i Blood Red Shoes espongono di più le loro influenze grunge come in “Doesn’t Matter Much”, “Try Harder” e nella chiusura di “I Wish I Was Someone Better”. Laura-Mary Carter a volte, come in “This Is Not For You”, canta come una novella Pj Harvey, mentre il singolo “You Bring Me Down” ricorda i primi Karate. Il repertorio è tutto preso dall’album d’esordio “Box Of Secrets” a parte “How To Pass The Time”, b-side del singolo “You Bring Me Down”. Tutte le influenze sono comunque rielaborate in modo efficace, con un piglio sempre molto british. E’ questa commistione tra indie, punk e grunge, che però li distingue dal carrozzone del new-indie e che li rende sinceramente più interessanti anche ai non puristi del genere. Unica pecca sonora sono i volumi delle voci, che a volte spariscono un po’ dietro gli strumenti. Infine volendo essere pignoli ci si poteva aspettare un concerto un po’ più lungo - solo cinquanta minuti e solo dieci pezzi - e con almeno un paio di bis, negati forse con un pizzico di divismo di troppo. La formula chitarra-batteria poi non può ovviamente regalare una varietà sconfinata negli arrangiamenti. Rimane comunque l’ottima prova live e l’impressione che questi Blood Red Shoes faranno molta strada, forse anche aldilà del circuito underground.
SETLIST: It’s getting boring by the sea How to pass the time You Bring me down Take the weight Doesn’t matter much Try harder Forgive nothing This is not for you Say something say anything I wish I was someone better
Articolo del
04/05/2008 -
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