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Siamo nel 1988 ed è già tempo di celebrazioni per quella che fu una delle più floride situazioni artistico-musicali di sempre: la scena post-punk della costa occidentale degli Stati Uniti. Ecco un estratto da un'intervista di 13 anni fa, era il decimo compleanno, quindi, anche per i Tuxedo Moon, che nel '78 a San Francisco ricevevano solo lattine di birra in testa, ma che oggi l'Europa ha definitivamente adottato e consacrato, dotandoli di un folto e fedelissimo seguito di pubblico; e per loro è anche tempo di "reunion", visto che era parecchio tempo (circa tre anni) che Steven Brown, Blaine Reininger e Bruce Geduldig non si esibivano insieme in concerto. Unico mancante all'appello è il mimocoreografo Winston Tong, trattenuto a San Francisco per motivi di lavoro, ma ciò non ha minimamente nuociuto all'ennesima calata in Italia del quartetto californiano, coincisa con la pubblicazione di un doppio LP anch'esso celebrativo, Pinheads On The Move, che ripercorre la prima parte della carriera antecedente al successo di singoli come No Tears e Scream With A View, e prima che la loro base di operazioni divenisse Bruxelles. Oggi Steven Brown, cantante e tastierista, ha il look di un distinto signore di mezz'età, il bassista Peter Principle è matto e cervellotico come non mai, e Blaine Reininger, tastierista, chitarrista, cantante, nonchè pecorella smarrita, appare come un rocker devastato dagli anni…Ma il dubbio amletico sui Tuxedo Moon resta da dieci anni sospeso nell'aria: grandi o semplicemente pretenziosi? - Cosa è cambiato nei Tuxedo Moon in questi dieci anni? Reininger: "Dieci anni fa io, Peter, Steven e gli altri stavamo sempre insieme, a stretto contatto…Mangiavamo insieme, vivevamo insieme…ma adesso abbiamo anche delle carriere solistiche, facciamo dischi per conto nostro e siamo orientati diversamente, avendo differenti identità musicali." - Cosa potete dirci della scena di San Francisco del 78-79, quando avete cominciato ad emergere insieme a gruppi come Chrome e Residents considerati all'avanguardia? Reininiger: "Personalmente, ricordo che nel '78 pensavo che ci fosse una luce che splendeva su di me; pensavo di vivere in mezzo a qualcosa di più grande di me, e che tutto ciò che mi circondava fosse eccitante. Mi sentivo più vivo di quanto mi sia più sentito da allora. Spesso mi domando se esistono anche oggi dei movimenti artistico-musicali con persone che abbiano le stesse sensazioni che avevo io nel '78…forse questi giovani rappers della Def Jam…personalmente non mi piace la loro musica, ma probabilmente anche loro hanno queste sensazioni meravigliose, come se il mondo sia ai loro piedi…" Brown: "Io credo che quella fosse la nostra epoca, e fu una particolare esplosione, e probabilmente oggi c'è un'altra esplosione in cui noi non siamo inclusi, ma ciò non significa che ora ci sentiamo vecchi e stanchi. Si tratta di un'altra dimensione spaziale." - Qual è stato, e qual è, il vostro rapporto con il rock'n'roll? Brown: "Per me il rock'n'roll rappresentava un tipo di energia, di attudine, e, naif com'ero alla fine degli anni Settanta, pensavo che potesse essere rappresentato in molti modi differenti, che non dovesse essere per forza come i Rolling Stones e cose simili. E per me in tutti i dischi dei Tuxedo Moon c'è quello spirito: è la stessa linea attraverso le epoche, che nei Sixties veniva chiamata rock'n'roll, ma quell'energia può venire espressa in molti modi"
Articolo del
29/01/2002 -
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