|
Cry, baby cry! On stage come Joaquin Phoenix in Walk The Line “leggermente” (e qui si esagera, ma in positivo) fuori di testa il cantante degli Snakes coinvolge, saltella ma non perde la voce. Raro. Cry cry cry perchè è un peccato che ci siano pochi interessati a questa musica o The Snakes sarebbero i Finley a generi invertiti. Se magari mi venisse in mente qualcosa di più originale che la frase culto/trita “hanno grinta da vendere” sarebbe meglio, ma la verità è che in realtà ne hanno e la trasmettono al pubblico instancabilmente. Nella seconda metà del set si è perfino sviluppato un piccolo ma energico mosh pit (anzi, precisiamo, wreckin’). Il front si dimena da fare invidia a Mick Jagger e si è anche fatto pescare a rubare la camminata storica attorno all'asta del microfono. Senza farlo apposta, dice, non si ispira a nessuno, si lascia andare e basta. Parlando qua e la prima del concerto con la contrabbassista Liz si sente la stessa energia. Anche lei sul palco è fantastica. Nulla togliendo agli altri ovviamente.
In perfetto stile anglosassone hollywoodiano l’intervista al frontman si tiene in un ristorante del centro, davanti ad una bistecca e una ceasar salad, così non ci sentiamo spaesati per essere solo a Milano e non a Londra o Los Angeles. Lasciamo al lettore l’ardua sentenza: a stomaco pieno si ragiona meglio, o no?
Carlo è il cantante degli Snakes, 24 anni, la storia che ci porta ad oggi è un po’ una fiaba punk solo che lui non è proprio una principessa. La prima domanda che sento imprescindibile è: perchè? Tanto da buona giornalista quanto per la strana natura di questa musica di nicchia. Una cassetta dei Meteors ascoltata per caso da ragazzo in circostanze che è meglio non menzionare, spiega. Poi ancora per caso in viaggio con l’amico decidono di metter su la band il cui nome originale includeva un vibrator e per fortuna è stato cambiato in “serpenti”, più impatto. Un bel giorno i nostri quattro paladini dello psychobilly aprono il concerto giusto e vengono notati proprio da chi il genere l’ha inventato, dal fondatore dei Meteors, quelli della cassetta. Così c’è la registrazione, la collaborazione e la produzione. Sabato sera il concerto in tandem: dal punto di vista di una nuova interessata? Meglio i giovani, gli Snakes che aprono il concerto di P.Paul Fenech sono mille volte più freschi.
Se volessimo dare delle definizioni alla musica che fate? (Continuiamo con qualche domanda classica, d’altronde qui nessuno si intende di Billy) Rockabilly con influenze punk, rock’n’roll. Ma anche lui non riesce bene a dare un’etichetta, più che giusto e meglio così, perché meno la musica si riesce a incartare con una sola etichetta più è fatta bene di solito. Questa in particolare intriga. Gli anni '50 sono più che mai moderni sul palco, i suoni si sposano con la voglia di muoversi ma non si sottraggono al leggero movimento di bacino del dopoguerra. Sembra rock, metal? Più profondo, più coinvolgente. Ho riscontrato un particolare affascinante: matrimonio di generazioni, chi seguiva il genere dagli anni '80 dei Kings Of Psychobilly Meteors e chi lo ha scoperto negli ultimi anni. Crocchi di persone in perfetti outfit, pettinature brillantinate e tatuaggi, gente vestita normale e spettatori curiosi come in pochi concerti a cui ho assistito negli ultimi anni.
Gruppi qua e là, alcuni italiani, spuntano come funghetti sulla scena di nicchia, ma finora ne ho ascoltati pochi con il talento di questi quattro ragazzi. Talento e passione, la si legge tra le righe di quello che dice il cantante, da come parla di quello che fa con la band e di come sia quello che veramente gli piace. Quando chiedo mezza ironica se vorrebbe diventare famoso risponde prima di tutto che vuole fare questa musica, così, di qualità. E al contrario di quanto farei nell’80% degli altri casi gli credo, lo si vede, semplicemente, nelle performance e nella buona musica che fanno, non puro psychobilly, ma “sono gli altri che sono impuri”, scherza.
Qualche nota biografica e pillole.
Carlo scrive le canzioni: un po’ sono biografiche nel senso che raccontano della band, meglio, di come la band vive la musica. Alcune sono storie, alcune sono anche storie dell’orrore. Tutte sono belle uguali, a parte la mia personal favourite, palesemente, “Cry Baby Cry”.
Gli Snakes iniziano la loro missione musicale nel 2004 sotto altro nome dopo un viaggio in nord Europa. Sono Carlo e Maze, i fondatori, Liz Delizious, contrabbasso dal conservatorio e Cinnamon alla batteria. I nomi li lasciamo così perché fa mistero e fa gang, come dicono loro: “We’re a gang with a band!”
Rimango piacevolmente sorpresa dalla professionalità di questi ragazzi, sia la serata del concerto che al ristorante. Nonostante l’agilità nel districarsi tra cena, chiacchiere, battute e intervista quando si parla della sua band Carlo è un treno, guarda fisso negli occhi e spiega la passione per la musica che fa così bene che quasi viene voglia anche a me di mettere su un gruppo.
Ci sono qualità scarse a trovarsi in musicisti giovani e nuovi sulla scena: serietà, determinazione, talento. The Snakes le hanno tutte e sono anche simpatici.
A presto il Cd che andrà in mix nelle prossime settimane, grazie alla Maddog Records di Paul Fenech.
Articolo del
17/05/2008 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|