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Ascoltando “Pigiama Psicoattivo” si capisce che la vostra è musica aperta, a tutto campo, senza etichette anche se non è di fruizione facile e immediata. Quasi musica contemporanea, a tratti... Proprio di contemporanea magari non parlerei, ma dal momento che è aperta la struttura compositiva, il gruppo riesce a masticare e sputar fuori un po’ tutte le influenze e le esperienze individuali, che sono molteplici, a volte apparentemente distanti tra loro.
Come nasce il vostro progetto musicale e a chi è diretto? Il gruppo nasce da un duo, costituito da Omar e me, che ha pubblicato un album sull’etichetta tedesca Klangbad, La Vita Perfetta. All’interno del duo Lanzi & Sodano, che per inciso continua a produrre materiale e a proporsi dal vivo, a un certo punto abbiamo avvertito l’esigenza di collaborare stabilmente con altri musicisti, anche per trasportare sul palco con efficacia idee musicali più ricche e complesse. Alla fine abbiamo trovato le persone adatte, musicalmente e umanamente, in Andrea Biondi e Francesco Mendolia, I pezzi di “Pigiama Psicoattivo” sono composti da me e da Omar, ma nel tempo è aumentato il coinvolgimento di Andrea e Francesco, in termini di proposte di arrangiamento, di risorse, di circolazione delle idee, ed è stato naturale proporsi come gruppo. Direi che il nostro discorso è diretto agli ascoltatori “aperti”, appunto, forse curiosi, disposti ad andare al di là dei recinti stilistici più ovvi.
Da quali altre esperienze musicali provenite? Sia Omar che io abbiamo iniziato (separatamente) in gruppi dell’underground romano. Abbiamo condiviso un’esperienza importante, prima di arrivare alla composizione in comune nel duo: una sorta di laboratorio di libera improvvisazione, in cui nel tempo abbiamo coinvolto i musicisti più diversi. La cosa si è interrotta qualche anno fa. Ci piacerebbe ogni tanto rimettere in piedi qualcosa del genere, accostando persone che non hanno suonato insieme fino a quel momento, e registrare. L’improvvisazione resta molto importante, accanto alla scrittura, qualunque cosa significhi “scrittura” oggi. Biondi, invece, ha un solidissimo bagaglio orchestrale, sia nel jazz che nella musica contemporanea (lui sì). Ha collaborato a lungo con il collettivo di percussionisti Ars Ludi, concentrandosi soprattutto sui compositori minimalisti americani. Ha in ballo anche un suo progetto interessante che rilegge in chiave attuale le musiche di Piero Umiliani, quindi “I Soliti Ignoti” e compagnia, c’è un lavoro su jazz e costume in Italia negli anni ’60. Anche Francesco ha accumulato esperienze in varie orchestre, è stato batterista della big band dei fratelli Corvini, ha inciso dischi col compositore Mino Freda, con l’hammondista Raffaele Scoccia, ha fondato il gruppo Sun Energy con cui suona tuttora, jazz-funk originale; non si è fatto mancare neanche produzioni house, e un sacco di “turni” in ambito pop/rock che qui non ti sto a elencare.
Come riuscite a rendere dal vivo la complessità del vostro repertorio musicale? E’ del tutto naturale. In realtà quei pezzi sono stati composti per essere suonati dal vivo. Certo in concerto siamo in quattro, senza ospiti salvo eccezioni, ma semmai è su disco che i pezzi sono sin troppo “compressi”. Dal vivo le strutture si dilatano, c’è più improvvisazione, e a volte sviluppiamo pienamente atmosfere che nella versione registrata sono appena accennate.
“Pigiama Psicoattivo” è un album essenzialmente strumentale. Pensate di inserire in futuro anche qualche intervento vocale? Può essere stimolante, ma dipende da chi dovrebbe essere il (o la) cantante. Poi a meno che non siano vocalizzi astratti, si pone il problema di cosa dovrebbe cantare, dei testi. Diciamo che in aree musicali affini alla nostra, si sentono spesso esperimenti di ibridazione con la forma canzone, che sono appunto ibridazioni, sanno un po’ di posticcio. Ci interessa, a patto che si riesca a trovare un’interazione fluida, naturale, consistente. Non è facilissimo.
Ritenete che il supporto visivo, il fattore multimediale, sia di importanza essenziale per meglio fruire la vostra musica? No, non è fondamentale, almeno su disco. Ma la collaborazione con il collettivo Neumax è preziosissima dal vivo, se vuoi anche in termini di spettacolo, proprio perché nella nostra musica manca una voce e di conseguenza la comunicazione verbale. Chiaro che l’interazione con i video in diretta è una cosa per noi emozionante in sé, e il pubblico finora ha apprezzato parecchio. Sono in molti in ogni caso a parlare di una qualità cinematica, visiva, della nostra musica, e forse è vero. Ne prendiamo atto. Un’attenzione alla musica cosiddetta “applicata” l’abbiamo sempre avuta, Omar ha spesso sonorizzato installazioni d’arte e performance multimediali, io per esempio ho fatto (e continuo a fare) musica elettronica dal vivo sui classici del cinema muto.
“Pscicoattivo” si capisce, invece perché “Pigiama”? Cosa intendete? Pigiama Psicoattivo è un titolo approvato perché ha fatto ridere l’impiegata dello sportello SIAE del deposito bollettini...
Avete deciso di chiamarvi El Topo dopo aver visto il film di Jodorowsky? No. Chiaramente è un omaggio, e conosciamo l’opera di Jodorowsky da molto prima di costituire il gruppo. Un pezzo del vecchio disco in duo si chiama El Topo. E’ trasmigrato nel repertorio dal vivo del gruppo, adesso.
Quali sono i vostri interessi paralleli alla musica? Possiamo risponderti parafrasando Zappa? “Noi vendiamo matite, quelli che suonano sono solo gente che si spaccia per noi...”
Cosa ascoltate quando siete da soli a casa vostra? In questi giorni io sto ascoltando Nina Simone e gli Ectogram, un gruppo gallese; Omar sente “hillibilly”; nello stereo di Andrea ci sono Fred Buscaglione e Domenico Modugno; in quello di Francesco Fela Kuti e Herbie Hancock.
Quali sono i vostri progetti immediati? Promuovere il disco, anche dal vivo: c’è un concerto di presentazione all’Init di Roma il 19 giugno. Poi siamo fermi coi concerti, per cause di forza maggiore fino alla metà di agosto, quindi ci stiamo già muovendo per organizzare date a partire da settembre. In autunno vorremmo chiuderci in studio per un paio di settimane e registrare altro materiale, in parte già composto, in parte da trarre da improvvisazioni e spunti comuni, con l’idea di avere una nuova uscita discografica nel 2009.
Articolo del
27/05/2008 -
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