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Vengono da Vancouver, Canada e si sono dati il nome di Black Mountain. Alla loro guida c’è Stephen McBean, il principale compositore delle musiche del gruppo, un ragazzo estremamente serio ed impegnato, un rocker d’annata, che fa parte sia della Black Mountain Army, un associazione di musicisti che si occupa di progetti artistici molto interessanti, sia di Insite, una organizzazione che tutela i diritti di pazienti gravi, dai malati mentali agli eroinomani in stato avanzato. Con lui la deliziosa Amber Webber, alla voce, Matthew Camirand, al basso, Jeremy Schmidt, alle tastiere, e Joshua Wells alla batteria. Dopo aver ascoltato “In The Future”, il loro nuovo disco, un album molto bello e potente, che avevamo recensito con gusto e passione, eravamo molto curiosi di vedere la band all’opera dal vivo. Ebbene, i Black Mountain si sono rivelati davvero all’altezza della situazione e ci hanno offerto un concerto che si è rivelato degno della loro fresca fama sulla scena indie rock attuale. Si comincia dalla fine, sì perchè il primo brano in scaletta è proprio “Night Walks”, una delicata slow ballad che chiude mirabilmente “In The Future”. Ecco poi che arrivano in rapida successione “Stormy High” e la straordinaria “Angels”, una super ballad in perfetto stile anni Settanta, dotata di sapienti armonie. Stephen e Amber si alternano al canto e la sezione ritmica del gruppo si dimostra in grado di supportarli alla perfezione sia nei passaggi acustici più delicate sia quando le tonalità diventano più dure, quasi hard rock! Splendide anche “Wucan” e “Queens Will Play”, sempre tratte dal nuovo disco, con le chitarre di Stephen e di Jeremy che graffiano e con la voce di Amber che ci permette ancora di sognare, e scusate se è poco! “Set Us Free” e “Druganaut” sono altre due bellissime rock ballads a forte tinta psichedelica, entrambe tratte da “Black Mountain”, il disco omonimo del 2005. Il concerto è talmente bello che ci rimanda con il pensiero ai gruppi di una volta, che sapevano suonare dal vivo, che non avevo bisogno di giochi di luce particolari per strabiliare i presenti, che si offrivano come puri e semplici portatori di buona musica. Loro, i cinque ragazzi dei Black Mountain recuperano quelle atmosfere, quei suoni e quell’atteggiamento esistenziale, nel segno di un understatement, di un basso profilo che li tira fuori da qualsiasi divismo e dalle luci della ribalta. “Evil Ways” è un heavy rock psichedelico che lascia il segno tanto quanto la straordinaria “Tyrants”, che chiude il concerto di questa sera in una cavalcata epica e tambureggiante che ricorda molto da vicino “One Of These Days” dei Pink Floyd, ma che poi sviluppa un percorso armonico proprio ed originale, alternando toni pacati a sferzate metalliche di violenza inaudita. Sorprende in positivo il contrasto fra il candore e la delicatezza vocale che accompagna liriche risolute, giustamente vendicative e forti come “tiranni / il vostro potere sarà la vostra condanna / il sangue che avete versato / sarà lavato con la spada”. Un live act intenso e potente, che ha saputo dare spazio a chitarre elettriche energetiche e vibranti e a momenti di alta poesia musicale, di ispirazione folk. Usciamo dall’INIT un po’ accaldati ma contenti. E’ un piacere rendersi conto che esistono ancora oggi musicisti del genere, giovani uomini che comunicano un senso di integrità, di appartenenza, che sanno cosa vuol dire stare al mondo, e ce lo raccontano con forza e semplicità.
Articolo del
01/06/2008 -
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