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Prima data del nuovo tour europeo, nonché unico concerto italiano per i Blue Oyster Cult, il gruppo heavy rock newyorkese che ha lasciato il segno nei primi anni Settanta e che è generalmente considerato fra i precursori dell’heavy metal moderno. Quei suoni, quelle atmosfere, quelle melodie pregne di mistero e di rock and roll hanno dato un senso alla nostra esistenza tanti anni fa, è giusto adesso mettere da parte ogni indugio e rendere omaggio a chi ci ha fatto pulsare il sangue nelle vene per la prima volta, e in che modo! L’ultima volta a Roma era stata nel 1986, ventidue anni fa al Teatro Tenda Pianeta. Il gruppo aveva iniziato la sua parabola discendente e il disco che portavano in tour era un po’ troppo edulcorato, non certo fra le loro cose migliori. Tanto tempo è passato da allora, i B.O.C. si erano sciolti, poi c’è stata una reunion e anche Allen Lanier, il leggendario tastierista, ex di Patti Smith, è tornato a far parte della band. Con grande sorpresa scopriamo però che lui non è sul palco con gli altri questa sera. Non c’è, è rimasto a casa, a New York. Non sta bene, e le sue condizioni fisiche non gli permettono di affrontare lunghi tour. A tenere alto però il nome e la storia dei B.O.C. (che letteralmente significa Il Culto dell’Ostrica Blu, dall’opera originale di Pearlman, che narra di una massa di alieni pronti a colonizzare la Terra), troviamo comunque Eric Bloom, chitarra, tastiere, voce, e Buck Dharma (Donald Roeser), chitarra solista, affiancati da elementi più giovani, ma di talento come Danny Miranda, al basso, Richie Castellano, chitarra e tastiere, e Jules Radino, batteria. Tutti e tre americani di origine italiana, chi siciliano, chi calabrese, ma tutti residenti a Brooklyn! Da segnalare la presenza in tour di Danny Mirando, attualmente il bassista della nuova edizione dei Queen di Paul Rodgers, richiamato con urgenza nella band di cui ha fatto parte fino al 2004 dopo la defezione imprevista di Lanier.
Ma veniamo alla serata, torniamo alla musica, all’attesa snervante che precede le prime sferzate di chitarra elettrica, quelle di “This Ain’t The Summer Of Love”, il fantastico brano tratto da “Agents Of Fortune” che - nel segno di un hard rock granitico e altisonante - chiude la porta agli anni Sessanta, al periodo del Flower Power della West Coast americana, che ha portato solo amarezza e disillusione. Seguono “Before The Kiss” e il rock trascinante ed appassionato di “Burning For You” tratta da “Fire Of Unknown Origin”. Splendida anche la melodia piacevolmente sognante di “Shooting Shark”, mentre è tutta da ascoltare la lunghissima “ME 262”, un brano solo strumentale che mette in evidenza la grande capacità di produzione di riff chitarristici di Buck Dharma e dei suoi nipotini. Le note cadenzate, ineluttabili e potenti di “Cities On Flame With Rock And Roll” ci permettono di annegare in un fiume di heavy psichedelia, e non chiedevamo di meglio, se solo pensiamo a quanto c’è ancora da fare, quanta roba da dare alle fiamme! Prima dell’esecuzione corale di “The Golden Age Of Leather”, Eric Bloom si rivolge al pubblico e chiede a tutti di alzare in alto il proprio bicchiere di birra. E’ qualcosa di più di un segno, è quasi un rito propiziatorio. Non dimentichiamo che molti sostengono che B.O.C. sia in realtà l’anagramma di "Cully Stout Beer", che vuol dire “compagna birra nera”. Le luci si abbassano, l’atmosfera diventa più intensa, più vera, sulle note di “Then Came The Last Days Of May”, una lunga ballata lenta da brividi, cantata da Buck Dharma e tratta dal primo album della band. Gli assoli di chitarra si intrecciano a perfezione con il canto, le note acute, lancinanti e sofferte ci parlano di fallimento, di separazione, entrano nelle ossa, ci fanno star male! La camicia di Buck, tutta nera, divorata dalle fiamme giallorosse di un fuoco infernale, è l’abito di gala di un vero rocknroller!!! Holy Shit! Avanti così, con il rumore di quei piedoni pesanti che fanno tremare il palco e che annunciano l’avvento di “Godzilla“, il mostro che si lancia come una furia sulle storture delle civiltà Occidentale e le annienta! Un lungo assolo di batteria permette ai componenti della band di riposare un pò, tornano in scena per un reprise di “Zilla” e poi via con “Don’t Fear The Reaper”, il brano che tutti attendevamo (insieme ad “Astronomy” aggiungerei, che però non è previsto questa sera). Una super ballad epica e avvincente, melodica e ricca di contrappunti elettrici, il Rock che si oppone alla Morte, la grande Mietitrice, il Rock che le lancia una sfida, che forse perderà, ma l’ha presa in giro fino in fondo!!!! I B.O.C. tornano poi sul palco ancora una volta, per tracciare quelle “Hot Rails To Hell“ che hanno segnato per lungo tempo l’avventura di questa band poderosa ma con un profondo senso armonico, esoterica e vitale, metallica e tracinante! Long Live Rock And Roll, man! (la foto di Eric Bloom in azione alla Stazione Birra è di Giancarlo De Chirico)
Articolo del
13/06/2008 -
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