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Artista sopravvalutato, genio incompreso, mediocre musicista, poeta semplice ma emozionante. Jovanotti è – da sempre – tutto e il contrario di tutto. Ha attraversato gli ultimi due decenni di musica subendo continue evoluzioni. Cambiando faccia, personalità, pettinatura. Ma in fondo lo sapevamo che Lorenzo non sarebbe mai cambiato, mantenendo intatta come sempre la sua caratteristica più bella: la capacità di dire le cose più dolci e delicate in maniera chiara e diretta. Senza nessuno strano giro di parole. Eccolo, il disco definitivo di Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti. Lo stavamo aspettando? Sì, che lo stavamo aspettando. Un po’ tutti, almeno così pare, dato che Safari non era ancora uscito e già si trovava al primo posto della classifica degli album più venduti su iTunes. Anticipato da Fango, primo singolo uscito il 7 settembre, il disco che Lorenzo stesso ha definito “l’avventura più bella della carriera” è un album multiculturale, delicato e in continuo movimento. Jovanotti chiama a raccolta una serie di ospiti illustri (Ben Harper suona la chitarra in Fango, Sergio Mendes partecipa a Punto, Giuliano Sangiorgi dei Negramaro chiude la canzone Safari, Michael Franti duetta con lui in Mani libere 2008, mentre Sly & Robbie lo accompagnano in Temporale) e lascia parlare soprattutto il cuore, i sentimenti, dedicando l’intero disco al fratello Umberto, scomparso lo scorso 22 ottobre in un incidente aereo. Il disco così risulta compatto e omogeneo, sicura tappa d’arrivo di quella maturità artistica e musicale che il cantante insegue da tempo. E’ un disco riflessivo e ricco di influenze, sia nelle musiche che nei testi. Un disco che guarda al mondo esterno, ma anche in fondo al cuore di Lorenzo, nel profondo del suo animo. Il percorso tra le 12 tracce è quanto mai variegato: si va dalla dolcezza di Fango, al ritornello orecchiabile e fin troppo pop di Mezzogiorno. Dalla ballata delicata di A te - che riporta alla mente le vecchie Io ti cercherò e Per te – al testo originale di Dove ho visto te, per arrivare a tre dei pezzi più belli del disco: la scarica d’adrenalina di Safari, con Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, la delicatezza di Come musica, la semplicità piano e voce di Innamorato. Chiudono il disco, tre tracce allegre, originali, anche troppo: Punto, con Sergio Mendes, a ritmo di samba; Antidolorificomagnifico, strana filastrocca a tratti incomprensibile, e Mani libere 2008, traccia reggae e scanzonata con Michael Franti. Questo il disco. Altro tassello nella già variegata carriera di Lorenzo Cherubini. E, nonostante prima, durante e dopo la sua uscita ci sia stato un clamore a volte eccessivo, il risultato è un album interessante, che mescola stili e generi, che non delude i vecchi fan di Lorenzo, e può conquistarne – perché no – di nuovi.
Articolo del
16/06/2008 -
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