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Il metal in tutte le sue varie declinazioni in Italia rappresenta ancora una parte infinitesimale del firmamento musicale. Tuttavia già da qualche anno anche nel nostro Paese sembrano arrivare segnali positivi per il popolo del rock; questo grazie al ritorno in auge di grandi festival come il Gods Of Metal (appuntamento all’Arena Parco Nord di Bologna il 27 Giugno, con Iron Maiden, Slayer, Apocalyptica e molti altri titani del “metallo pesante”), alla crescita di ottime formazioni italiane in contemporanea a ritorni e reunion di vecchi leoni del settore, e a Internet che consente agli appassionati di vigilare costantemente su quanto accade al di là dei confini del territorio nazionale - e, ammettiamolo, di un mercato discografico fino a poco tempo fa piuttosto limitato. C’è aria di un rinnovato interesse, sia tra il pubblico sia tra gli addetti ai lavori, per un genere che ha regalato alla storia della musica grandi band, canzoni intramontabili e momenti live indimenticabili. Una bella dimostrazione del fatto che il mondo del rock e metal si sta reinventando e adattando all’attualità, l’hanno avuta quanti hanno assistito martedì 17 giugno all’Alcatraz di Milano all’unica data italiana dei gallesi Bullet For My Valentine (special guest Black Tide). Dopo un primo album, “The Poison”, che ha scalato le classifiche nel mondo anglosassone, passando però sotto silenzio in Italia, i Bullet hanno recentemente pubblicato la loro opera seconda, “Scream, Aim, Fire”; e questa volta sembra proprio che l’impresa di fare breccia anche da noi sia riuscita. A lanciarli sono stati i primi due adrenalinici videoclip, “Scream, Aim, Fire”, appunto, e “Waking The Demon”, trasmessi da un paio di emittenti satellitari specializzate; il passaparola e Internet hanno fatto il resto, incuriosendo tanto i giovani rockers alla ricerca di novità, quanto un consistente numero di metallari “duri e puri”. Tant’è vero che la folla in attesa spasmodica dell’apertura dei cancelli è di una varietà impressionante: tante facce abbastanza “normali”, da bravi ragazzi, ma anche punk, dark, adolescenti gothic dal trucco pesante e dalle mise improbabili, e altri, decisamente più adulti, che sembrano presi direttamente da un video dei Motley Crue. Tutti ugualmente impazienti e caricatissimi, per questa unica data italiana del tour europeo. Balza all’occhio la totale assenza delle famigerate “ragazzine urlanti”, ovvero quelle pronte a lasciarsi andare a crisi isteriche e svenimenti all’apparire dell’idolo musicale, di solito belloccio: ad ulteriore conferma che il rock si ama solamente perché trasmette emozione ed energia. Alle 20 l’Alcatraz inizia a riempirsi e il pubblico a lottare per conquistare l’agognato posto in prima fila sotto il palco; il locale milanese è uno dei più gettonati tra gli artisti rock, punk e metal e della scena underground: ambiente raccolto, palcoscenico bassissimo, a un soffio dalla linea della folla, da cui i musicisti si sporgono fino a poter toccare e stringere le mani tese dei fans: tutto sembra fatto apposta per questo tipo di concerti in cui è richiesto uno scambio di energia e calore al massimo da entrambe le parti. I Black Tide da Miami, giovanissimi e molto promettenti, aprono il concerto con l’hard rock anni ’80 del loro album di debutto “Light From Above”; prima del concerto, gli stessi Bullet For My Valentine si sono espressi in termini molto positivi sulla loro opening band della serata, scommettendo su di loro come next big thing della musica mondiale. E i ragazzi ci tengono evidentemente a non tradire le attese: trascinanti, grintosi e divertenti, a dispetto del volume che non è esattamente adeguato ad un concerto metal, nel giro di cinque minuti riescono a far scattare il “pogo” tra la folla, scaldano e caricano il pubblico al punto giusto. Ore 21, 20: l’Italia segna il primo gol contro la Francia (comunicazione ufficiale dal bancone del bar), intanto qualche solerte tecnico del suono finalmente provvede a sistemare l’acustica, e arriva il momento dei Bullet For My Valentine. Moose, il batterista, compare da dietro una cortina di fumogeni e allarga le braccia a salutare la prateria di braccia tese e corna alzate che si stende sotto di lui; Matt Tuck, Michael Paget e Jay James seguono a ruota, e non appena esplode il riff indemoniato di “Scream, Aim, Fire” l’Alcatraz si trasforma in una bolgia. Impossibile tentare di descrivere quello che accade sotto il palco nei 90 minuti seguenti: i fans sono scatenati, cantano a squarciagola, saltano ininterrottamente gli uni addosso agli altri, qualcuno viene alzato di peso e lanciato in direzione dello stage, come in ogni rock show che si rispetti. Quanto ai Bullet, sono in gran forma: neanche una sbavatura macchia la loro esibizione, nonostante la velocità supersonica dei loro accordi; Matt sembra essersi totalmente ripreso dai problemi alla voce che l’hanno tormentato durante il tour promozionale, e tutti e quattro risultano simpaticamente “spacconi”, quanto basta, e si prestano ben volentieri al contatto ravvicinato con la folla, dando vita a uno spettacolo di rara energia, senza un attimo di respiro o di cedimento. Non possono ovviamente mancare, in scaletta, “Eye Of The Storm” e “Waking The Demon”, gli altri due singoli “al tritolo” dell’album; a seguire le più orecchiabili “Disappear” e “Hearts Burst Into Fire”; si ritorna al metal duro con “End Of Days” e “Ashes Of The Innocent”; non manca poi il momento degli accendini ondeggianti in aria con la dolcissima e struggente “Say Goodnight”; e, per la gioia dei fans di vecchia data, da “The Poison” eseguono “Hand Of Blood”, “Suffocating Under Words Of Sorrow”, e la bellissima, avvincente “Tears Don’t Fall”, vincitrice del Kerrang! Best Rock Single Award 2006 e diventata ormai una sorta di inno per i supporter della band. Incitati dalla folla, i BFMV concedono anche un bis a fine esibizione. Al termine della serata, commenti e sorrisi all’uscita sono eloquenti: morale altissimo per tutti, entusiasmo alle stelle, grande apprezzamento anche per la opening band. I Bullet proseguiranno ora il loro tour in Francia, e per tutta l’estate viaggeranno per gli Stati Uniti con il Download Festival. “Ma”, ha assicurato Jay James, “torneremo prima possibile in Italia. Anche per noi è stata una sorpresa ricevere una così bella accoglienza in un Paese dove ci esibiamo per la prima volta”. Troppo presto, per ora, per dire se i Bullet For My Valentine (o i Black Tide) siano il nuovo corso della storia della musica heavy: certo è che quanto visto all’Alcatraz è uno spettacolo che fa bene a tutti i cuori rock italiani...
Articolo del
26/06/2008 -
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