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Nella lingua inglese “soul” è un vocabolo ambiguo. In italiano può essere tradotto in due modi : anima , in senso puramente religioso,oppure pathos , quindi sentimento, in un senso più “laico”. Un musicista ha “soul” quando mette il cuore nelle sue performance, dando tutto se stesso. La soul music possiamo intenderla così : l’incontro tra la preghiera e il calore delle passioni , la religione e la carne. Otis Redding era tutto questo:era il re del soul .Sul palco non si risparmiava mai, sudava e urlava come un sacerdote battista durante un sermone. Antidivo per eccellenza , Otis inizia la sua carriera nel 1958 a 17 anni con la gavetta,quella dura e lunga , nei cori gospel delle chiese , nei locali di blues sporchi e affollati:da lì un giovane di colore non sempre può avere un chance . Invece arriva la svolta. L’ Atlantic nel 1962 gli fa incidere negli studi della Stax Records “These arms of mine”, suo primo singolo e buon successo di classifica . Passano gli anni .Il ragazzo nel frattempo si è fatto strada. Il 7 Dicembre del 1967, a 27 anni , Otis si trova negli studi di incisione della Stax di Menphis: sta partendo da lì per tenere una serie di concerti nel Midwest fino al sabato successivo. Non vi arriverà mai. Troverà la morte tre giorni dopo, domenica 10 Dicembre , su un aereo che si inabisserà nel lago Monoma , subito dopo il decollo. Si disse che assieme a lui la soul music era morta. La scelta di recensire Otis Blue (1965) per riassumere lo stile di Otis Redding è quasi scontata. Non servono fronzoli, ne inutili raggiri: qui si va dritti allo stomaco. L’album porta con se una ventata di freschezza , un suono puro , pieno ed essenziale, una creatività e un gusto speciale per gli arrangiamenti come raramente se ne trova. A realizzare questo capolavoro contribuiscono un’efficace sezione fiati (Wayne Jackson e Gene Miller alle trombe , Andrew Love al sax tenore , Floyd Newman al sax baritono); uno dei più grandi chitarristi soul di tutti i tempi (Steve Cropper); un’affiatata sezione ritmica (Donald”Duck”Dunn al basso, Al Jackson alla batteria) e due pianisti di indubbia esperienza , Isaac Hayes e Booker T. Jones . Nell’album c’è un“blues feeling” pari a quello dei padri (Down in the valley, Rock me baby), un’incursione nel rock (Satisfaction dei Rolling Stones), e poi brani di Sam Cooke (Wonderful word, Shake), maestro spirituale di Otis Redding , ripresi in versioni nuove e più elaborate rispetto agli originali . Otis Blue contiene almeno tre grandi classici della canzone di tutti i tempi: Respect , rythm‘n’blues che diventerà un cavallo di battaglia per un'altra grande soulsister, Aretha Franklin. A change is gonna come di Sam Cooke , sguardo crudo ma ottimista sulla condizione del popolo afroamericano (“Sono nato vicino al fiume , in una baracca/ E come il fiume ho corso in ogni direzione / E’ stata un vita dura e c’è voluto tempo / ma io so che le cose cambieranno”). I’ve been loving you too long , forse la più bella canzone d’amore della intera storia del soul .Qui, come in tutto l’album , Otis innalza il suo canto all’amore tra un uomo e un donna , con un’intensità che solo i grandi hanno e sanno dare. Dovunque nell’album aleggia lo spirito di chi lotta per emergere , in una società che agli uomini di colore non da scampo,con l’urgenza espressiva di un soul spontaneo e così forte da abbattere ogni intolleranza , ogni divisione di classe , aspettando un futuro migliore.
Articolo del
19/05/2003 -
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