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Degli MGMT, duo newyorchese formato da Ben Goldwasser and Andrew VanWyngarden, ne avevo sentito parlare già alcuni mesi prima che raggiunsero una certa popolarità anche in Italia. Nicole, un’amica che vive dall’altra parte dell’Atlantico, a Montreal, è, infatti, come del resto moltissimi suoi connazionali, letteralmente fuori per questa band già da parecchio tempo. E aspetta l’appuntamento con gli MGMT del prossimo 4 agosto all’Osheaga Festival contando i giorni. Contagiato da tutto questo entusiasmo, mi sono avvicinato alla loro musica e, ieri sera, non potevo perdermi l’unica data italiana dei due ragazzi di Brooklyn che, uno alla chitarra e l’altro a tastiere e synth, accompagnati sul palco da una seconda chitarra, basso e batteria oltre che da due invasati “suonatori” di tamburello che sono comparsi in apertura ed in chiusura del set, hanno presentato il loro interessante lavoro d’esordio “Oracular Spectacular”. E dal vivo, gli MGMT hanno saputo mantenere quanto di buono si trova nell’album. Sonorità classiche anni ’70 (abbinate ad un look stile Almost Famous, con tanto di bandane e poncho finale), schegge (soprattutto in alcuni ritornelli) di indie rock, qualche momento più elettronico e quasi dance e lunghe code psichedeliche con le due chitarre ad intrecciare soli che, in certi passaggi, portano la mente (ovviamente col massimo rispetto) verso i Pink Floyd. Proprio queste diverse dimensioni e sfumature della band hanno reso il set, di circa un’ora, assolutamente valido. Ovviamente, con un solo album all’attivo, non potevano esserci grosse sorprese nella scaletta che ha attraversato, dilatando molto alcuni finali, “Oracular Spectacular”. Numerosi i pezzi di rapida presa, come i klaxoneggianti singoli “Time To Pretend” e “Electric Feel” o le più lente, classiche, “Pieces Of What” o “Weekend Wars”. Nel complesso, un buon set, ben suonato, con magari qualche limite in più a livello vocale, in cui i cinque ragazzi hanno proposto non solo pezzi orecchiabili ma anche lunghi passaggi strumentali. Cosa questa che non molte band di oggi fanno preferendo limitarsi a riproporre le canzoni nella versione contenuta nell’album. E alla fine, per uno come me che ama la musica degli anni ’70 e soprattutto le infinite cavalcate dei Pink Floyd, è stato davvero un piacere.
Articolo del
08/07/2008 -
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