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Assistere ad un concerto di Erykah Abi Wright in arte “Badu” rappresenta qualcosa di diverso dalla semplice serata per ascoltare un po’ di buona musica, è l’appuntamento con la “A” maiuscola per gli amanti della musica soul a 360° e per chi vi partecipa diventa una vera e propria rappresentazione che tocca il profondo dell’anima per i livelli di intensità musicale che la “regina nera” riesce a raggiungere con il solo utilizzo della voce. La serata è tra quelle più attese nell’ambito della manifestazione “Luglio suona bene” che si terranno nel mese di luglio alla Cavea dell’Auditorium di Roma che già alle 21 è strapiena. Faccio una premessa: con l’uscita di “Amerykah: Pt 1 (4th World War)” la cantante afroamericana di Dallas lancia un chiaro messaggio politico che ne riflette lo stato d’animo attuale, una guerra interiore, legata fortemente alla situazione politica del proprio paese e che nei testi si rifà agli ideali della “Nazione del 5 per cento” (movimento islamico nato nella Harlem degli anni ’60) e a quelli relativi al Kemetismo (religione della fine del XX secolo legata all’antico paganesimo egizio) tradotti in ambito musicale nel superamento dei confini del soul-jazz per approdare ad una sorta di miscela che fonde hip-hop, jazz e soul ai limiti del caos dove lei stessa è la prima ad ammettere che è come se Bjork si desse al R&B. Per i seguaci del “baduizm” c’è però già pronta la “Pt2 – Return Of The Ankh” che promette il ritorno al soul emozionale di un tempo. Queste premesse sembrano confermate dall’assetto della band che si presenta sul palco alle 21.15, forte della sezione classica ma che fa bella mostra di tastiere, campionatori ed un flautista pronti all’opera. Dopo circa un quarto d’ora di intrattenimento musicale jazz fusion offerto dalla band compaiono sul palco le tre coriste, ovvio preludio all’ingresso della “star” e gli applausi partono convinti, ma della protagonista nessuna traccia. Si prosegue sullo standard della jam session, un po’ troppo ripetitivo e addirittura tedioso, ed infatti cominciano a partire i primi fischi, che succede? Ormai siamo al limite della mezz’ora di “intro” e di Erykah Badu non c’è traccia, attesa programmata? Sembrerebbe di sì. Siamo vicini allo sfinimento quando compare dal backstage avvolta in un tubino rosso fuoco (addio abiti afro e incensi vari) e con il suo fare sinuoso si avvicina alla postazione preparata per lei: microfono, drum pad sotto il braccio e laptop la accompagneranno per tutta la serata. E’ proprio dal piccolo notebook accanto a lei che partono al suono di una sirena gli intro ai brani del concerto, ormai quella che si considerava “una ragazza analogica in un mondo digitale” si è pienamente inserita nelle nuove frontiere dei “beat online” e l’hip hop ne diventa la sponda naturale. Il set è dedicato prevalentemente ai nuovi brani presenti nel suo ultimo lavoro, e nonostante qualche problemino iniziale all’impianto audio, si susseguono “Amerykan Promise”, “The Healer”, “Me”, “My People”, “The Cell”, “Twinkle” e quando arriva intervallata la riproposizione dei vecchi classici “On And On”, “Love Of My life”, “Other Side Of The Game” e “Bag Lady”, per quanto attesi, sembrano interrompere il flusso logico e complesso del nuovo materiale, definito da lei stessa parte di un “vortice” in grado di avvolgerci ogni qualvolta utilizza l’energia di chi lo ascolta. Toccante l’interpretazione di “Soldier”, storia di una madre che tiene il figlio alla larga dai pericoli dello spaccio di droga, e di “Telephone” ispirato all’ultima conversazione tra l’amico Jay Dee e la madre proprio nel giorno in cui “Dilla” morì ed è proprio in questi brani che si sente la purezza della voce e quanto evidenti e forti siano ancora le radici musicali soul e di come riesca ad ammaliare e a coinvolgere emotivamente la platea. Tra un break e campionamenti vari c’è anche lo spazio per un pensiero al movimento Zapatista messicano e una feroce invettiva contro l’attuale amministrazione del suo paese, con l’appassionata dichiarazione di fede per le idee di cambiamento portate da Barack Obama, da lei definito il futuro “primo Presidente nero” degli Stati Uniti. Chi si aspettava il classico concerto fatto di standard musicali si trova davanti un vero e proprio show centrato sulla sua figura ed in particolare su tutte le espressioni fisiche che ci vuole rappresentare fatte non solo di estensioni vocali ma soprattutto di movenze teatrali da novella “James Brown”. Bizzarra e brillante, Erykah Badu conclude la serata tornando sul palco scalza per un bis in cui finalmente lascia da parte lo show confezionato e si avvicina ai suoi fan concedendosi il finale tra gli abbracci e i regali, firmando autografi e continuando nelle sue acrobazie vocali, per poi avviarsi verso l’uscita salutando il pubblico con il braccio alzato e il pugno chiuso. La nuova regina del “black power” è tornata in grandissima forma e pronta per nuove battaglie.
Articolo del
10/07/2008 -
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