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Aprono la serata le Bluehouse, due deliziose ragazze australiane, entusiaste di Roma, un po’ meno del traffico e di come si guida in città qui da noi. Presentano dal vivo brani come “Beside You”, “I’ll Find You” e “Walking Down The Line”, piacevoli rock ballads che fanno parte del loro album, un disco arrangiato, prodotto - e in parte anche suonato - da Tommy Emmanuel, il prodigioso chitarrista australiano che da lì a poco infatti salirà sul palco. Non è la prima volta per lui in Italia, dove può contare su molti amici, altri musicisti incontrati durante le sue numerose collaborazioni artistiche, non è la prima volta neanche a Roma, dove si è esibito a Stazione Birra non molto tempo fa, ma è sempre un piacere ascoltare dal vivo un talento del genere, un vero e proprio “virtuoso” della chitarra acustica. Temevamo un concerto talmente bello e calligrafico da risultare freddo e distante, invece non è andata affatto così. Tommy Emmanuel ha presentato dal vivo molti brani tratti da "Center Stage", l’album doppio live edito dalla Favored Nation di Steve Vai (il chitarrista preferito di Frank Zappa) e ha deliziato i presenti con il suo fingerpricking, una tecnica del quale è specialista assoluto. Tommy suona la chitarra da quando aveva quattro anni, e tuttora si esercita al suo strumento per quasi sedici ore al giorno! E’ autore - e non soltanto esecutore - di tutte le musiche che ascoltiamo questa sera, a parte naturalmente apprezzate cover version dei Beatles, e ci riferiamo a brani come “Here Comes The Sun”, “Day Tripper” o una splendida seminascosta versione di “Michelle”, completamente riarrangiata, comunque bellissima. Tommy è semplicemente instancabile, adora quello che fa, gli dà gioia, e vuole comunicarlo. E’ da solo sul palco, con la sua chitarra acustica, che di volta in volta diventa strumento solista o di accompagnamento, diventa chitarra basso o addirittura batteria, e lui è abilissimo a percuoterla con grande maestria nei punti giusti, là dove risuonano le tonalità da lui desiderate. E’ il caso della spumeggiante “Mombasa”, dagli echi africaneggianti, una composizione talmente bella e complessa che se chiudi gli occhi e ti lasci guidare solo da quel che percepisce la mente, è un’intera orchestra davanti a te che suona! E invece no, non è così, è lui che è rapido quanto un fulmine nei suoi mille passaggi armonici, che vanno dalla riproposta di un evergreen come “Moon River” al blues di “I Feel So Lonely That I Could Cry”, un brano che Tommy canta con molta partecipazione. C’è spazio anche per il divertissement più puro fino all’imitazione dei guitar heroes dell’Heavy Metal, e poi ancora blues, pesante, cadenzato, dalle radici, quello di “Blind Black Man”, rabbioso e triste. La chitarra di Tommy Emanuel porta evidenti su di sé i segni di tante avventure, di tante percosse, è consumata, è scrostata, ma funziona che è una meraviglia! Molti i ragazzi presenti che guardano con profonda ammirazione la disinvoltura e la pulizia del suono di questo grande professionista, che dialoga simpaticamente con il pubblico. “Ho 53 anni” confessa “almeno sul mio passaporto c’è scritto che ho 53 anni, ma io me ne sento dentro solo 21” e aggiunge “Il tempo non significa niente, quello che conta davvero è vivere momenti come questi, con amici come voi!”. Ci racconta della sua famiglia e delle sue due figlie (da qualche anno Tommy Emmanuel ha lasciato l’Australia e si è trasferito in Europa, a Londra) E poi via con un’altra splendida esecuzione solo strumentale, quella di “Angeline”, una delle sue composizioni più note. La risposta del pubblico è eccezionale, all’ammirazione ora si aggiunge l’affetto, e sembra proprio di essere in una serata a casa di amici. Non vorremmo più andare via, lui è stanco ma felice, come noi del resto, che abbiamo trascorso grazie a lui una serata da ricordare!
Articolo del
12/07/2008 -
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