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Un concerto così non si può certo dimenticare. E non soltanto per i quattro aerei presi per arrivare a Glasgow, per i chilometri percorsi, per la pioggia continua e fastidiosa, per le decine di migliaia di persone accorse al Green Park al centro della città.
Non possono bastare un paio di pagine di word buttate giù di getto a descrivere le sensazioni provate, né una decina di pagine in più, ponderate meglio, per definire a pieno le emozioni. Non basterebbe tutto questo per descrivere la bellezza del concerto, l’intensità delle canzoni cantate, la potenza della band di Thom Yorke che – vuoi o non vuoi – resta nel panorama della musica mondiale un qualcosa di inarrivabile, un concentrato di immediatezza e originalità, di canzoni indimenticabili e virate inaspettate verso nuovi percorsi musicali.
Al centro di Glasgow, il 27 giugno, si erano radunate – ad occhio e croce – 70mila persone. Famiglie con figli, giovani, cinquantenni, donne sole, diciottenni al primo vero live, tanto per far capire l’eterogeneità del pubblico dei Radiohead.
Il concerto – iniziato con quasi mezz’ora di anticipo rispetto a quanto si dicesse in giro – ha regalato quasi due ore di spettacolo indimenticabile. Il problema – anzi, la cosa fantastica – è che i Radiohead, volendo, potrebbero cambiare quotidianamente scaletta del concerto, pescando a piene mani dai loro sette dischi, senza mai – e sottolineo mai – deludere le aspettative di un potenziale ascoltatore. E nemmeno questa volta l’hanno fatto.
Aprendo il concerto con 15 Step, tra una folla composta ma completamente entusiasta. Il grande palco nel bel parco di Glasgow, valeva quasi da solo il prezzo del biglietto. Ai lati due enormi maxischermi divisi ognuno in quattro parti, a seguire i volti, le smorfie e le espressioni dei membri della band. E poi le luci. Eccezionali, i colori variegati – tonalità rosse, verdi, celesti, gialle – che riempivano l’intero palco di un’aura magica, cambiando continuamente, a seconda della canzone.
In tutto questo, i Radiohead. Che sono arrivati alla tappa di Glasgow del loro tour dopo i concerti in Italia, e soprattutto con l’intenzione di limitare al massimo gli sprechi di energia. Un concerto ecosostenibile, questo, durante il quale utilizzano impianti a basso consumo, si servono di un sistema di pannelli solari e invitano gli spettatori a raggiungere il parco o a piedi o con i mezzi pubblici, per evitare traffico e sprechi.
Thom Yorke pimpante e indiavolato si è divertito a ripercorrere – insieme alla band – quasi venti anni di carriera straordinaria. Dopo il pezzo di apertura, 15 Step, un trio di canzoni fenomenali: Airbag, There There, All I Need. Vecchi e nuovo. Tra album del passato e l’ultimo In Rainbows, cercando di non tralasciare i maggiori successi, cosa quasi impossibile data l’enorme quantità di possibili canzoni da scaletta.
Ed ecco susseguirsi quindi la splendida Nude, The National Anthem che ha fatto ballare tutti, The Gloaming, fino alla pura poesia di No Surprises, che ha raccolto l’intero pubblico intorno a Yorke, in un momento di grandissima emozione. E poi ancora, Jigsaw Falling Into Place, Reckoner e Just, durante le quali Thom ha anche preso posto alla batteria, fino a Fake Plastic Trees e Bodysnatchers, sempre dall’ultimo disco.
Dopo una breve pausa, al ritorno i Radiohead – sempre più carichi, sempre più felici di rendere felici il pubblico – sono tornati con Videotape, una grintosa Paranoid Android, una sostenuta Myxomatosis, fino alle due canzoni forse più belle dell’intero concerto: Optimistic e Karma Police.
Pubblico in delirio, pioggia leggera, continua e sottile, ma non per questo causa di minore entusiasmo. E per l’ultima entrata, altre tre splendide gemme dallo scrigno della band: Like Spinning Plates, 2 + 2 = 5 e ovviamente Idioteque, forse il modo migliore per concludere un concerto straordinario.
(l'autore della foto dei Radiohead tratta dal concerto di Glasgow è Antonio Benforte)
Articolo del
18/07/2008 -
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