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Vengono da Anversa, Belgio e ci tengono subito a metterlo in chiaro. Loro sono i dEUS, una band davvero formidabile che - dal 1991 in poi, grazie a dischi come “Worst Case Scenario” e “The Ideal Crash” - ha bruciato le tappe nel circuito indie rock e può essere considerata a pieno titolo fra le formazioni più interessanti del nuovo rock internazionale. Lo dimostra il pubblico, numeroso e festante, che ha preferito il loro concerto, alla Cavea dell’Auditorium, al mesto ritorno dei Duran Duran al RomaRock Festival di Capannelle. I dEUS salgono sul palco con quella che è la line up dell’ultimo periodo da “Pocket Revolution” in poi, tanto per intenderci, e che prevede oltre al geniale e carismatico Tom Barman, alla chitarra e alla voce, Mauro Pawlowski, chitarra elettrica, Alan Gevaert, al basso, Klaas Janzoons, violino e tastiere, e Stephane Misseghers, batteria. La ragione del clamoroso successo del gruppo belga è dovuta ad una eclettica combinazione di heavy metal e di punk underground, di psichedelìa e di sperimentazione, di rock ballads e di un sofisticato elettro pop, una miscela fantastica sulla quale si innestano le doti compositive di Tom Barman, che sa essere ora delicato e sognante, ora energetico e sferzante. Dopo le prime note di "When She Comes Down", il brano che apre "Vantage Point", l’ultimo disco della band, uscito proprio quest’anno, è lo stesso Barman che invita il pubblico ad abbandonare i posti assegnati, ad alzarsi in piedi, fino a raggiungerlo sotto palco. E’ il segnale d’inizio della carica, è il punto di partenza di un live act elettrico, sperimentale, a tratti inquietante, che conserva però sempre linee melodico di tutto rispetto. Canzoni come "Smokers Reflect", “Sister Dew“, “Favourite Game”, “Instant Street” e "What We Talk About" si succedono in un continuo intrecciarsi fra vecchio e nuovo, senza mai rinnegare l’anima “elettro” della band. Il tutto si coniuga ad un gioco di luci molto efficace ed altamente spettacolare, che asseconda a perfezione i diversi cambi di atmosfera e di umore musicale propri del gruppo. A volte le chitarre sono così serrate e martellanti da ricordare “T.v. Eye” degli Stooges, in altre occasioni invece i toni si fanno talmente morbidi da ricordare l’oscura pop dance degli Inxs della metà degli anni Ottanta. Forse, a pensarci bene, è proprio questo suo eclettismo il pregio, ma anche il limite, della band. Il pubblico comunque è in delirio, c’è una ragazza che su dalla balconata offre il meglio di sé, in una danza solitaria, dai movimenti decisamente erotici, e molto sensuale, sembra volersi donare interamente a Tom Barman, il suo idolo. Lui se ne accorge, la indica e le sorride. C’è un bel clima, è una serata di festa, al punto che è lo stesso Tom ad invitare i ragazzi delle prime file a salire sul palco, creando non pochi problemi a quelli della sicurezza. Il finale è riservato a “Suds & Soda”, uno dei brani storici della formazione, presentato in una esecuzione tambureggiante e molto frizzante. Rock, Pop, Punk o Intrattenimento? Un po’ tutte queste cose insieme, ma realizzate con indubbio talento, e con gusto.
Articolo del
17/07/2008 -
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