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La brillante performance dello scorso 19 giugno al Madison Square Garden è la prova dell’ impressionante stato di grazia che i R.E.M. stanno vivendo. Dopo quattro anni di silenzio la band riparte dall’energia di “Accelerate”, un disco “arrabbiato” nel suono e nei testi, sicuramente il lavoro più rock dai tempi di “New Adventures In Hi-fi” del ’96. Il concerto inizia alle sette precise con i newyorkesi The National che passano quasi inosservati nella penombra di un Madison Square Garden ancora poco illuminato e affollato. Dopo di loro i Modest Mouse, trascinati dalla furia del frontman Isaac Brock, possono contare su un pubblico che è aumentato notevolmente. Alle 9.30 Stipe, Mills e Buck, accompagnati da due “amici”, irrompono sul palco e la gente è già in piedi che balla e canta. L’atmosfera è elettrica e i R.E.M. sono più carichi che mai quando danno il via al loro show con “Living Well Is The Best Revenge”, “These Days" e "What’s The Frequency Kenneth?”. Niente saluti, nessuna presentazione, sembra che i tre di Athens non vogliano perdere nemmeno un istante di una serata che si preannuncia magica. Alle loro spalle schermi giganti riflettono le immagini di una videocamera puntata sul palco. Il risultato è una sensazionale presentazione visiva, un modo di colmare la distanza con il pubblico. La scaletta spazia nell’immenso repertorio della band (i R.E.M. hanno festeggiato i diciotto anni di carriera lo scorso aprile), ma è evidente che la priorità è quella di promuovere "Accelerate". Del nuovo album suonano 8 canzoni su 11 ma non tutte hanno quell’energia che ci si aspetterebbe. Alcune dal vivo sembrano un po’ sbiadite. “Until the Day Is Done” è quasi letargica e "Houston", sulla patetica reazione dell’amministrazione Bush all’uragano Katrina, è fin troppo delicata per il suo contenuto indubbiamente rabbioso. Altre come “Man-Sized Wreath”, “I’m Gonna DJ” e “Supernatural Superserious” hanno quella dose extra di energia che le fa suonare ancora meglio live. Inutile dire che i R.E.M. appaiono molto più rinvigoriti con i pezzi del passato. Come era prevedibile hits classiche come “Bad Day”, “Electrolite”, “Orange Crush” e “The One I Love” sono accolte dagli urli entusiasti di un pubblico ormai delirante. Ascoltare migliaia di voci che si sovrappongono per cantare "Losing My Religion" è, nemmeno a dirlo, uno dei momenti più entusiasmanti della serata. Michael Stipe è in splendida forma e non ci vuole molto a capirlo. Si muove flessuoso sul palco, improvvisando la sua famosa danza robotica, ride molto e ogni tanto si lascia andare a qualche commento sarcastico. “Questa canzone è come l’anno 1740”, scherza presentando “Ignoreland”, brano dell’album “Automatic For The People” del ‘92. Non risparmia critiche pungenti e piene di sarcasmo a Bush, che diventa il suo bersaglio preferito. “Un essere umano patetico”, dice del presidente americano annunciando il supporto della band al candidato democratico Obama. Instancabile, esilarante, ironico, è lui la star. Impeccabile nel suo completo nero, è a dir poco travolgente. Canta ventisei canzoni senza quasi mai fermarsi e la sua voce è incredibilmente chiara e smagliante, senza esitazioni per tutta la durata del concerto. È un intrattenitore nato, carismatico e vibrante sul palco. Semplicemente grande. Il fascino del frontman non offusca, però, le performance impeccabili degli altri due compagni. Il pubblico apprezza molto quando cede il centro del palco a Mike Mills, vestito come un cowboy, che canta una toccante versione di “Dont’t Go Back To Rockville”, di cui ha scritto le parole. Tra gli altri highlights c’è la stupenda “Let Me In”, scritta dopo la morte di Kurt Cobain e cantata da Stipe con le spalle rivolte al pubblico, lasciando solo la sua incantevole voce ad emozionare i presenti. Il concerto si avvia alla conclusione e i R.E.M., accompagnati dalla chitarra dell’ex Smiths e ora membro dei Modest Mouse, Johnny Marr, suonano “Begin To Begin”, “Fall On Me”, “Man On The Moon” e poi, nemmeno il tempo di prendersi ancora un applauso, se ne vanno lasciando la splendida sensazione di essere stati parte di un evento unico.
SETLIST: Living Well Is The Best Revenge These Days What's The Frequency, Kenneth? Bad Day Drive Hollow Man Ignoreland Man-Sized Wreath Leaving New York Disturbance At The Heron House Houston Electrolite (Don't Go Back To) Rockville Driver 8 Harborcoat The One I Love Until The Day Is Done Let Me In Horse To Water Pretty Persuasion Orange Crush I'm Gonna DJ
Encore Supernatural Superserious Losing My Religion Begin The Begin Fall On Me Man On The Moon
Articolo del
03/07/2008 -
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