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Le dimensioni dell’evento si scorgono quando Roberto Benigni fa il suo ingresso nella platea bassa del Teatro Arcimboldi, ormai pieno. Accompagnato dalla moglie Nicoletta Braschi, saluta, stringe mani, firma pochi autografi sedendosi e scomparendo in una delle tante poltroncine. Prima di lui qualche coro per Vinicio Capossela, mentre Peter Buck e Mike Mills (R.E.M.) vengono completamente ignorati. Questa sera il festeggiato è un altro. Un signore californiano sulla sessantina che in Italia manca da un po’ troppo tempo, che a Milano sta per regalare (si fa per dire, visto il costo tutt’altro che abbordabile del biglietto) ben tre serate consecutive.
Il signor Waits sale sul palcoscenico pochi minuti prima delle 22, quando ormai dal pubblico iniziano a levarsi alcuni fischi dovuti alla prolungata attesa. Le luci si abbassano, ecco Lucinda, direttamente dal triplo Orphans, che mostra immediatamente la forma smagliante del nostro, impegnato a tenere spasmodicamente il tempo arroccato all’asta del microfono. La scaletta prosegue con Way Down In The Hole, la splendida Falling Down, ma la sorpresa più grande (e primo estratto dal classico Rain Dogs) risponde al nome di Hang Down Your Head. Divertenti i siparietti prima di Eyeball Kid, con Tom che dirige istrionicamente una band chiamata ad assecondare i suoi frequenti sconfinamenti nel cabaret. Si passa al duetto piano/contrabbasso, che vede alternarsi fra le altre la commovente Tom Traubert’s Blues (direttamente da Small Change) e un omaggio all’amico Roberto (Benigni, ovviamente), con quella You Can Never Hold Back Spring che lui stesso prese in prestito per il suo La tigre e la neve. Il pubblico si emoziona e canta sommessamente la successiva Innocent When You Dream, e Tom ci prende gusto. Lie To Me, che vede il ritorno della band al gran completo, è semplicemente travolgente, e il ritornello crea un ripetuto botta e risposta con i presenti che la protrae ben aldilà della sua durata effettiva. Ci si avvicina inesorabilmente alla parola fine, ecco le recentissime Hoists That Rag e Trampled Rose (entrambe da Real Gone), anche se il boato arriva solamente con Jockey Full Of Bourbon, seguita a ruota dalla struggente Dirt In The Ground (da Bone Machine, forse il capolavoro più recente di Waits). Di lì a poco si passa ai bis, durante i quali purtroppo la stanchezza inizia a farsi sentire. Se Hold On scorre quindi liscissima davanti a qualche centinaia di occhi lucidi, le successive Goin’ Out West (complice forse una resa sonora poco soddisfacente) e, soprattutto, l’attesissima Anywhere I Lay My Head vengono proposte sfruttando ormai le batterie di riserva. Non basta però constatare (seppur a malincuore) che Tom Waits sia un comune mortale per intaccare il ricordo di un palcoscenico che ha bruciato per quasi due ore. E questo grazie anche ad un repertorio (ultratrentennale) che, ben lontano da un frequente accanimento terapeutico a colpi di revival e best of, si conferma una creatura pulsante ed in continuo rinnovamento.
SETLIST: Lucinda Way Down In The Hole Falling Down November All The World Is Green Black Market Baby Hang Down Your Head Misery Is The River Of The World Eyball Kid On The Nickel Tom Traubert's Blues You Can Never Hold Back Spring Innocent When You Dream Lie To Me Hoist That Rag Trampled Rose I'll Shoot The Moon Jockey Full Of Bourbon Dirt In The Ground Make It Rain
Hold On Goin' Out West Anywhere I Lay My Head
Articolo del
18/07/2008 -
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