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Ore 22. Una grata di metallo cala sulla notte dello Stadio Alberto Picco. Fulmini di luce la illuminano. Dietro le sbarre compaiono i Subsonica, il pubblico applaude e inizia a ballare senza sosta. Leggendo questa premessa si penserebbe da subito ad un concerto riuscitissimo, ma così non è stato. Perché nonostante una scenografia cyberpunk e intrigante, una buona performance del gruppo e un pubblico entusiasta, questo live non ha del tutto convinto. Il motivo? Mai un guizzo, mai una sorpresa. Tutto come da copione. Insomma il marchio sonoro dei Subsonica funziona, ma è sempre quello. E’ sempre uguale a se stesso. Stesso discorso vale per la voce del frontman Samuel, bravo a tenere il palco ma un po’ troppo nella parte. Questo è il circo-Subsonica: se piace trascina, se non piace annoia. C’è poco da fare. E per chi si trova a metà strada, come chi scrive, il rischio è quello dell’assuefazione più che dell’ascolto. Più si va avanti, più tutti i pezzi si confondono in un magma sonoro da cui è difficile uscire. Come detto i Subsonica si presentano sul palco alle dieci. I 2500 spettatori giunti al “Picco” sono già caldi e si vede. Sulle note del primo pezzo, “Veleno”, inizia una danza che andrà avanti costante sino alla fine. La scaletta del concerto dà ampio spazio all’ultima fatica “L’Eclissi”, un disco lodevole negli intenti ma non molto riuscito. L’attenzione è come sempre fissata sul “beat - intelligente”, che fa ballare ma che non disdegna temi politici e sociali. Il suono è come sempre curatissimo e non soffre la dispersione tipica degli spazi aperti. La grata scompare e si prosegue con il singolo “La glaciazione”, colorata da altri possenti effetti di luce, ma è con “Discolabirinto” che il concerto inizia a decollare un po’. L’impressione generale è quella che i pezzi “vecchi” rimangano sempre i migliori. Lo confermano canzoni come “Colpo di Pistola” o “Il cielo su Torino” che nonostante gli anni sono sempre dei piccoli classici. La prima tranche di concerto scorre in modo abbastanza fluido, tra canzoni e impegno politico - “Piombo”, ispirata al libro di Roberto Saviano “Gomorra”, è presentata come un inno alla giustizia con ampi riferimenti a Silvio Berlusconi. Samuel flirta sornione con il pubblico, Boosta fa dondolare come al solito la sua futuristica tastiera. Max Casetti ricorda, prima di dare vita al primo dei due encore, che parte dell’impianto utilizzato per il concerto è alimentato con energia fotovoltaica (sinceri complimenti da parte nostra per questa scelta) e dedica “I nostri luoghi” alla Liguria. Ritorna la grata metallica, che avvolge i Subsonica per quello che è uno dei momenti migliori della serata, “Il centro della fiamma”, brano dal beat secco e coinvolgente. La successiva “Nuova ossessione” si dimostra una delle hit più coinvolgenti e apprezzate dal pubblico. Il problema però è che alla lunga la ripetitività del suono si fa sentire. Anche la scaletta forse non aiuta: troppo il materiale estratto da “L’Eclissi”, dato che di canzoni come “Canenero” e “Ultima risposta” si può fare volentieri a meno. Il secondo encore in particolare, che arriva già dopo due ore di musica, suona davvero stanco, nonostante il pubblico continui a ballare. “Coriandoli a Natale” è l’unico momento acustico ma non incide, così come la cover di Battiato “Up Patriots To Arms”. “Tutti i miei sbagli” arriva troppo tardi e ci ricorda che forse i tempi in cui Subsonica sapevano coniugare elettronica e pop come pochi in Italia sono lontani, troppo lontani. Canzoni così, forse, si scrivono una volta sola.
SETLIST: Veleno La glaciazione Discolabirinto Istantanee Microchip emozionale Colpo di pistola Albascura Piombo Il cielo su Torino Canenero Liberi tutti
PRIMO ENCORE I nostri luoghi Aliscure Il centro della fiamma Il mio DJ Nuova ossessione
SECONDO ENCORE Coriandoli a Natale Ultima risposta Up patriots to arms Strade Odore Tutti i miei sbagli Stagno
Articolo del
26/07/2008 -
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