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Non ci avrei scommesso, eppure Goran Bregovic ci è riuscito. Mi avevano raccontato che ogni suo concerto finisce in festa, che con l’andare dei pezzi la sua carica tzigana diventa irresistibile. Anche stasera è finita così. Perfino i più attempati e indifferenti tra gli spettatori venuti qui alla Passeggiata Morin sono entrati nel vortice musicale del maestro balcanico. Definire la musica di Bregovic non è facile. Semplificando, si potrebbe chiamarla “World Music”, anche se perfino questa etichetta risulta assai riduttiva. Fatto sta che la sua miscela di temi tzigani, di musica Klezmer, Jazz, Folk, cori bulgari e chi più ne ha più ne metta è alla fine dei conti assolutamente irresistibile. Bregovic, da buono sciamano dell’intrattenimento, riesce ogni volta a compiere lo stesso incantesimo: rendere non solo accessibile, ma addirittura coinvolgente una musica così apparentemente lontana da noi come quella balcanica, seppur molto contaminata. Il merito di questo incantesimo va in gran parte attribuito anche alla sua Wedding And Funeral Band, una fanfara tzigana arricchita da due coriste bulgare e guidata dal cantante-percussionista Alen Adamovic, davvero bravissimo. “Noi siamo un gruppo per funerali e matrimoni, facciamo i concerti perché non abbiamo altre proposte”, scherza Bregovic, 58 anni portati benissimo. Parla un italiano sgrammaticato ma sorprendentemente fluido. Dirige la banda con gesti sornioni e compiaciuti, imbracciando sempre la sua chitarra elettrica. La forza di questo suono inebriante è la credibilità della tradizione dalla quale attinge. E’ storia che si fa danza.
Il concerto inizia verso le 21.45, con i musicisti che entrano passando dal pubblico e si sistemano sulla piattaforma galleggiante preparata per l’occasione: un vero e proprio palco galleggiante. Il porto di La Spezia si scopre così un’arena all’aria aperta davvero adatta alla musica dal vivo. Dopo un’introduzione strumentale la banda attacca “Gas Gas” e si può cominciare a ballare. Si prosegue con lo splendido tango “Ausencia”, tratto dalla colonna sonora del film “Underground” dell’ (ex?) amico Emir Kusturica. La scaletta predilige i brani dell’ultimo lavoro “Karmen With A Happy Ending”, anticipa qualcosa del nuovo disco di prossima uscita “Alcohol” e rivisita alcuni dei suoi classici. “Ne siam kurve tuke sijam prostitutke” è sicuramente una delle migliori tra le ultime composizioni, forte dell’apporto delle due bravissime coriste bulgare Daniela e Ludmila Radkova, così come “Pampur galbeno”. Sono i classici però quelli in grado di trascinare davvero, senza alcuna distinzione di età: pezzi come “Ya Ya” e “Mesecina” nonostante lo scoglio linguistico-culturale sono francamente irresistibili. Il repertorio scelto è veloce e ballabile, ma c’è spazio anche per qualche chicca come “In The Death Car” - pezzo inciso insieme a Iggy Pop per la colonna sonora di “Arizona Dream” - che smussa i suoi toni foschi per diventare una dolce serenata in mezzo al mare. Bregovic la intona languido accompagnandosi con la chitarra. “Sì, si questo mi piace” sussurra quando sente il pubblico che lo accompagna battendo le mani. Dopo quasi due ore e di musica infine il gruppo regala un bis con i fiocchi. La chiusura con il botto è affidata a “Kalasnjikov”, pezzo dalla forza trascinante anch’esso tratto dal film “Underground”. Il migliaio di spettatori è ormai entusiasta e sta volentieri ai giochi del compositore di Sarajevo. Tale è l’entusiasmo che la Wedding And Funerals band suona il pezzo ben due volte di seguito. Certo che questo Bregovic è proprio un personaggio singolare. E così com'è arrivato, quasi per caso, se ne va. Senza divismi. Nonostante la fama non ha perso la furbizia e l’umiltà dei musicisti di strada, dote solo dei veri artigiani della musica. Lui la strada se la porta sempre dietro, nelle scarpe e nelle tasche della giacca. Pronto sempre a ripartire, da vero gitano.
Articolo del
29/07/2008 -
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