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Se prima avevamo qualche ragionevole dubbio, adesso non più. La verità si rivela semplice ed innegabile, nuda e cruda, davanti a tutti. The Mars Volta sono degli oltranzisti veri e propri, musicisti giovani ma che hanno fatto crescere in loro, fino ad entrarne in possesso, tutte le radici dei generi musicali fin qui conosciuti, dal rock progressivo al metallo pesante, passando lungo i sentieri della musica psichedelica e lungo quelli ancora più tortuosi della sperimentazione. The Mars Volta oggi significa un collettivo musicale multi-etnico, socialmente impegnato, politicamente schierato e ribelle (quando entrano sul palco, salutano a pugno chiuso), un ensemble in piena regola fatto di musicisti talentuosi che si spingono ripetutamente - e con tanta voglia - ai confini del suono. Dopo il successo della data di Milano nel febbraio scorso, la band – che è perennemente in tour - torna in Italia, questa volta a Roma, nella suggestiva cornice del Teatro Romano di Ostia Antica. Accanto al duo che costituisce il nucleo originario della band e che risulta formato da Omar Alfredo Rodriguez Lopez, chitarrista ed autore, e da Cedric Bixler Zavala, vocalist straordinario, entrambi reduci dagli At The Drive-In, ci sono altri sei musicisti che rispondono ai nomi di Marcel Rodriguez-Lopez, alle percussioni, di Adrian Terrazas Gonzales, ai fiati, di Pablo Hinojos-Gonzales, alla chitarra e manipolazione del suono, di Isaiah “Ikey” Owens, tastiere, di Juan Alderete de la Pena, al basso, e di Thomas Pridgen, alla batteria, ultimo giunto. Musicisti americani, messicani, africani e portoricani uniti nella lotta che, senza salutare alcuno, senza perdere tempo con i soliti inutili convenevoli, spingono subito sull’acceleratore e ci presentano dal vivo gran parte delle composizioni che hanno fatto la fortuna di “The Bedlam In Goliath”, il loro quarto album, un disco alquanto difficile e complesso, un concept album non certo di facile fruizione, ma che è entrato subito dalla porta principale nella classifica U.S.A. di Billboard, alla posizione numero 3. Ascoltare una loro esibizione dal vivo vuol dire mettere da parte qualsiasi possibilità di definizione di genere, significa gettarsi all’interno dell’eclettismo più assoluto, della genialità più libera e totale. Gli interventi alla voce di Cedric Bixler Zavala hanno decisamente lo stesso spazio di quelli previsti per gli altri strumenti, non ha un predominio assoluto, concetto questo proprio del “vecchio” rock. Poi però quando lo sentiamo cantare, sono evidenti le similitudini con la tonalità alte, con quei gridolini in falsetto del primo Robert Plant nei Led Zeppelin. Allo stesso modo le elucubrazioni funamboliche della chitarra elettrica di Omar Rodriguez Lopez, spaziano da Jimi Hendrix a Robert Fripp, il “guru” dei King Crimson nei primi anni Settanta. Così come assolutamente crimsoniani sono quei passaggi armonici rallentati ad arte che trovano sboccano poi in fragorose esplosioni di suoni, in puro stile “Fracture”, tanto per intenderci. Tanto è che viene da chiederci, siamo di fronte al massimo dell’innovazione possibile in questi anni di mediocrità assoluta oppure ad una ben strutturata miscellanea di suoni, di esperienze e di stili che però per molti di noi (i più anziani, di sicuro) ha il sapore del “già visto” e del “già sentito”? E’ un problema che non assilla i tanti ragazzi presenti che si lasciano volentieri trasportare da quella sovrapposizioni di assoli mozzafiato di chitarra e di sax, dalla creatività di jam session improvvisate al punto che resta difficile riconoscere poi i brani originari, rispetto al disco. D’altra parte Mars (Marte) era il dio della guerra nella mitologia romana, mentre la Volta nel cinema di Federico Fellini rappresentava un repentino cambio di scena. Esattamente la stessa cosa che ci propongono i Mars Volta, che dal vivo assumono le sembianze di una banda di rivoluzionari messicani, uscita dalle riprese de “El Topo”, noto film di Alexander Jodorowsky, un regista che, d’altra parte, Omar e Cedric adorano. Il concerto è lunghissimo, sconvolgente, a tratti pesante, elementi di free jazz e di improvvisazione si mescolano all’eco di passate suggestioni metal e post hardcore, il suono ficcante ed acuto di una tromba in stile Miles Davis si sostituisce alle mirabili ossessioni della chitarra di Omar, è un “Helzapoppin’” musicale, una fucina di suoni sempre al lavoro, con i singoli musicisti che sono semplicemente dei gangli nervosi che favoriscono lo scorrere di una energia illimitata e potente. Uno schianto assoluto!
Articolo del
30/07/2008 -
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