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“Ora mi sento dieci anni di meno”: Chiara, 26 anni, milanese a Parigi per lavoro, ha vissuto il concerto dei Rage come un tuffo nell’adolescenza. Quella ribelle, dei capelli rasta, dei pugni alzati e dei canti comunisti, una sorta di iniziazione al pensiero politico di sinistra passando dalla porta della provocazione. A ormai otto anni dal loro scioglimento, i Rage Against The Machine, quella provocazione l’hanno conservata. Si presentano puntuali sul palco del Rock en Seine alle 21 e 30, con addosso una tuta arancione e un sacco nero in testa: la Bombtrack esplode subito, Zack De La Rocha canta incappucciato, la sua voce è la stessa, la sua energia è intatta. Via i cappucci, si scoprono i volti e non hanno una ruga: Tom Morello sembra perfino dimagrito. “We’re Rage Against The Machine, from Los Angeles, California”, e forse con Testify vogliono spiegare che nulla è cambiato, urlando l’immutabilità del tempo: “Who controls the past now, controls the future...” Tom sale sugli amplificatori, e spara sulla folla con la sua mitragliatrice: i suoi riff infiammano People Of The Sun e Bulls On Parade, mentre Zack arringa i 30.000 giovani e ringiovaniti con un sorriso da posseduto, una stella a cinque punte a fare da sfondo al palco, un Che Guevara impresso su una bandiera rossa. Know Your Enemy, e tutti i sogni americani a fare da bersaglio alla band icona dell’anticapitalismo. Zack, in camicia rossa, alza il pugno e i fan lo seguono a ruota. Poi arriva il turno della pistola di Bullet In Your Head (pallottola in testa) e tutti sparano: uno scoppio sordido, che tramortisce e, ironia della sorte, spegne il concerto. Da Vietnow in poi il suono perde qualità, il ritmo si affievolisce, persino i salti del canguro Zack non vanno più a tempo con la batteria incerta di Brad Wilk, che sbaglia l’attacco di Guerrilla Radio. Anche gli ubriachi che deambulano attorno o che travolgono per raggiungere il pogo diventano fastidiosi, si ha come l’impressione che il baccanale si sia interrotto. La pausa arriva un po’ tardi, ma in tempo per un finale degno. Però prima sconcerta: con i Rage dietro le quinte, parte l’Internazionale Comunista in versione integrale, cantata in russo. Le anime rosse tornate al passato si riaccendono, Zack riprende a saltare e regala le rime che lo hanno reso famoso: Freedom, Township e, finalmente, la tanto attesa Killing In The Name. Zack però la canta accovacciato, forse è il segno che gli anni pesano, se non sullo spirito almeno sul corpo: “Ma è sempre bellissimo – dice Chiara – anche più di quando aveva i rasta”.
Setlist Bombtrack Testify People of the sun Bulls on parad Know your enemy Bullet in the head Vietnow Born of a broken man Calm like a bomb Guerilla Radio Sleep now in the fire War within a breath ---------------------------- Freedom Township Rebellion Killing in the name of
Articolo del
26/08/2008 -
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