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Fu uno dei più toccanti eventi della storia della musica, il concerto benefico per New York City tenutosi nell’arena principe della Grande Mela, al Madison Square Garden, il 20 ottobre 2001 e trasmesso via satellite nelle case di tutto il mondo, Italia compresa grazie alla nostra MTV. Vi parteciparono attori, atleti, politici e – soprattutto – musicisti di chiara fama, nonché naturalmente pompieri, poliziotti e familiari di quanti avevano perso la vita a seguito degli attentati alle Torri Gemelle, appena un mese e nove giorni prima.
New York City era una città ferita e a Downtown le rovine erano ancora fumanti, quando il Comune decise di organizzare l’evento a cui alcune delle maggiori star garantirono fin da subito la loro partecipazione. Un mese prima, il 20 settembre, c’era già stato “America: A Tribute To Heroes” – con Springsteen, Neil Young, Tom Petty, U2 e Paul Simon, ma era stata una sorta di telethon televisiva dal tono triste e luttuoso, data la vicinanza della tragedia. Al contario, al concerto del Madison Square Garden l’America avrebbe gridato al mondo di essere ancora “alive & kicking”. Durò cinque ore e mezza, nel complesso, il “Concert For New York City”, sintetizzate in seguito per un DVD e un doppio CD pubblicati all’inizio del 2002, che all’inizio vendettero come il pane ma che a seguito dell’evolversi della situazione internazionale (guerra al terrorismo, all’Afghanistan e poi in Irak con conseguente calo della popolarità degli USA nel mondo) furono relegati ad un generalizzato oblio. Forse perché talora trapela troppo nazionalismo filo-americano nelle canzoni suonate quella sera, o anche perché alcuni degli artisti presenti si spinsero davvero troppo in là nella loro smania di dichiararsi newyorkesi (e americani) d’adozione. Valga per tutti l’esempio di Paul McCartney che chiuse la serata cantando il didascalico brano composto per l’occasione “Freedom” e che di lì a poco avrebbe rilasciato un album dal vivo intitolato “Back In The U.S.” con una copertina che era un tripudio di stelle e strisce. Salvo poi rimangiarsi tutto e – in contemporanea con l’attacco all’Irak – evitare di alienarsi il pubblico extra-americano (specie francese) pubblicandolo nel resto del mondo con un diverso titolo (“Back In The World”) e cassando qualsiasi riferimento alla bandiera USA dall’artwork del CD.
Per queste e altre ragioni, il CD del concerto al Madison Square Garden è oggi pressoché introvabile e, a meno che non venga ristampato, per ascoltarlo bisogna sperare in un rimasuglio di qualche negozio o accontentarsi di una copia usata su eBay (o comprare il DVD, che resta disponibile). Arduo, ma è una fatica che verrà ricompensata perché “The Concert For New York City” contiene alcune interpretazioni che hanno dell’unico. Come fare a meno, ad esempio, della commovente apertura affidata al newyorkese d’adozione (lui sì, per davvero) David Bowie che – da solo a fronte palco, seduto nella posizione del loto con una tastierina in grembo, come appare nel video – intona la rilettura più dolente di sempre di “America” di Simon & Garfunkel? Come non emozionarsi nel sentire The Who che ancora una volta scatenano il putiferio eseguendo “Won’t Get Fooled Again”, una canzone che sulla scia dell’11 settembre assume un nuovo (strabordante vitalità) significato? Anche Jagger e Richards dopo una scontata “Miss You” azzeccano la scelta di eseguire “Salt Of The Earth”, canzone di “Beggars Banquet” (1968) degli Stones in cui si celebrano i “poveri cristi” il cui contesto appare quanto mai adeguato. E sono da pelle d’oca anche Billy Joel che esegue due delle sue migliori canzoni (“Miami 2017” e “New York State Of Mind”) con irripetibile intensità, e lo stesso Paul McCartney che rispolvera la beatlesiana “I’m Down”. Certo: sono solo canzoni, dedicate a una città colpita in profondità ma non a morte. E oggi che New York City appare tornata vitale come e più di prima, alcune delle cose che vennero dette e cantate quella sera al Madison Square Garden possono sembrare anacronistiche e datate. Ma siamo certi che il tempo renderà giustizia al “Concert For New York City”, che è da annoverare tra i più importanti eventi “spontanei” della storia musicale a fianco di Monterey, di Woodstock, del Concert For Bangla Desh, dell'Ultimo Valzer e del Live Aid. Intanto la rivista Rolling Stone, qualche anno fa, l’ha già incluso tra i 50 momenti che hanno cambiato il rock’n’roll. E’ già un inizio.
Articolo del
11/09/2008 -
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