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Premetto. Forse è stata colpa mia che mi sono limitato ad andare in uno solo dei quattro locali che ospitavano il LiveAcross, tradendo un po' lo spirito girovago dell’iniziativa. E, forse, sono stato solo sfortunato a capitare nel posto più vuoto. Magari negli altri tre locali si faceva fatica ad entrare ed è stato bellissimo. Quello che è certo, però, è che quando ho saputo che veniva organizzata una manifestazione di tre giorni con set di oltre trenta band emergenti sono stato davvero contento ed un po' stupito. Ma poi vederla snobbata dalla (solita) gente di Milano è stato davvero triste. Il Rolling Stone, poi, con gli spalti lontani dal palco, tanto può essere coinvolgente con la pista piena tanto si fa ostico quando la platea rimane semi-deserta e quasi tutti si assiepano a venti trenta metri dai musicisti.
La musica, comunque, non sarebbe stata male. Primi a salire sul palco i Mojomatics, trio chitarra basso e batteria veneto, che hanno proposto la loro musica veloce, ben costruita e piuttosto coinvolgente anche se forse non troppo riconoscibile nell’ormai smisurato panorama indie. Poi i francesi Phoebe Kildeer & The Short Straws, con le loro atmosfere abbastanza scure ed a tratti interessanti, la chitarra distorta, i riff e le movenze un pò alla Kills e qualche buon accorgimento sia scenografico che musicale con l’inserimento qua e là di tastiere e percussioni varie. Infine The Niro che, davanti ad un pubblico lentamente diventato un po' più numeroso, ha fatto vedere di avere del talento ed una discreta originalità, con la sua alternanza fra arpeggi e strofe intimi e lunghe cavalcate finali più distorte ed urlate, ma non ha lasciato il segno del fuoriclasse che sotto sotto speravo di intravedere.
Chi alla fine ha forse fatto quel qualcosa in più degli altri, non tanto a livello musicale quanto su quello della presenza, è stata Phoebe Kildeer, che ha tentato più volte (in conclusione, riuscendoci) di (ri)animare il pubblico con lunghi monologhi improvvisati su lenti intermezzi strumentali od anche ripetendo più volte il finale delle singole tracce fino ad ottenere l’applauso ed il sorriso della gente.
Nel complesso, però, si è trattato di un’occasione un po' sprecata. Soprattutto per la città. Perché se anche tutti i grandi della musica passano da Milano e riempiono i palazzetti o San Siro, per chi non ha ancora il nome emergere a Milano, purtroppo, è davvero dura. E chissà se LiveAcross l’anno prossimo tornerà da queste parti o preferirà girare all’estero.
Articolo del
15/09/2008 -
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