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Per una band che fa dell’amore la propria bandiera, conquistare l’affetto di un pubblico sarà più che un compito arduo e affascinante, una vera e propria missione. Ecco allora che il manifesto programmatico propugnato dal quintetto svedese deve per forza di cose scontrarsi con la dura realtà del mondo live, un mondo teoricamente mosso da tanto calore di origine proletaria (il povero vecchio fan), molte più volte suscitato da una necessità economica e dal mercato. Non far pagare la prestazione in questo senso allora può risultare una vera prova d’amore, o per lo meno, siamo sulla buona strada. Appurato che le intenzioni sono serie, l’amore di chi si affida alla musica di una band pressoché sconosciuta dalle nostre parti va però ripagato con ben altra moneta. Una ricompensa sensoriale, emotiva, stimolante. Tutto quello che a conti fatti è stato trasmesso nel piccolo e accogliente Rocket.
La serata inizia tardi: intorno alle undici e venti attaccano i bolognesi A Classic Education, del talentuoso canadese transfuga dei Settlefish, Jonathan Clancy. Quaranta minuti molto positivi per un esperimento intrigante e degno sicuramente di qualcosa di più di questa breve nota. Bello però quanto vuoi, ma arrivare al clou della serata, ovvero ai Love Is All, a mezzanotte e mezza, forse è un’esagerazione. E stiamo parlando di un mercoledì sera. Sarà che spesso e volentieri l’amore si fa attendere, in ogni caso bisogna mettere a dura prova la pazienza. Il gioco però vale la candela e la quantità di gente presente lo dimostra. Direte voi: “Ci vuole poco”, ma posso garantire che si è visto di molto peggio in locali ben più capienti e per band più blasonate (Foals e Stephen Malkmus su tutti). Gli svedesi ci danno dentro per poco meno di un’oretta, sfoderando il meglio di un repertorio ovviamente limitato, ma ricco di spunti e assolutamente valorizzato nella sua dimensione live. I pezzi vengono accelerati, conditi e dilatati. Si inizia con Wishing Well, passando per Busy Doing Nothing (ottima), quasi tutto A Hundred Things Keep Me Up At Night (l’album appena uscito) fino alla conclusione tirata di Make Out Fall Out Make Up presa da Nine Time The Same Song. Un indie-pop intelligente, molto divertente e assolutamente scatenato, arricchito dalla voce e dal carisma infuocato della piccola Josephine Olausson, folletto inarrestabile e sfonda timpani di professione. L’amore quando scoppia all’improvviso si diffonde in tutto il corpo molto velocemente. Conquistati anche i più scettici, la band si concede senza freni, concentrando tutta l’essenza nella dozzina di brani proposti.
Basta e avanza per decretare il successo di una serata infrasettimanale da cui ci si aspettava molto meno, ma da cui usciamo con una piccola infatuazione in grado di poter maturare perché no, in un futuro non troppo lontano. E sapere che non si è nemmeno dovuto sborsare un centesimo per questa conquista di fine estate, ringalluzzisce l’animo e ben predispone. Fossero tutti così...
(Si ringrazia Laura Coccoli per la foto dei Love Is All al Rocket di Milano gentilmente concessaci)
Articolo del
20/09/2008 -
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