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Millenovecentonovantaquattro. Aprile credo. Sapevo dell’esistenza di Bryan Adams da qualche mese, da quando “So Far So Good” era stato uno dei primissimi cd ad entrare in casa mia. Poco ci aveva messo a diventare il mio idolo: cantante di successo, playboy - insomma tutte le caratteristiche per piacere ad un ragazzino che stava imparando i primi accordi sulla chitarra. E così, il primo concerto della mia vita è stato il suo. Forum di Assago esaurito, io, mio fratello, Nicola e, data l’età, le due mamme. Scaletta di due ore abbondanti, abbastanza dura, energica. Io a contrastare le illazioni delle nostre compagne - questi si drogano, non possono essere così esagitati. Finchè l’ultima canzone mette d’accordo tutti. “Please Forgive Me”, lenta, intensa, ma a strappi carica. Mi guardo intorno e nelle mie vicine di posto, fino ad un attimo prima critiche e distanti, intravedo la mia stessa emozione. Non so bene cosa sia, ma è forte. Quando poi, dopo l’ultimo ritornello, prima di riprendere con l’attacco please forgive me, il palco si perde nel buio e vi sono dieci interminabili secondi di assoluto silenzio, diventa fortissima.
Queste righe le scrivevo qualche anno fa. Poi, con il passare del tempo, Bryan Adams l’ho ascoltato sempre di meno. Ultimamente, quasi mai. Ma il concerto, acustico e solitario (a parte qualche rara incursione del suo storico chitarrista Keith Scott), sul palco del Teatro Smeraldo è stato davvero notevole. Quasi in grado di riportarmi indietro di quindici anni. Anche perché l’artista canadese ha proposto quasi tutto quel “So Far So Good” che riassumeva i suoi primi tredici anni di carriera: dalle più allegre “Summer Of ‘69”, “Run To You” e “These Times” alle più romantiche “Heaven” e “Please Forgive Me”, da “Cuts Like A Knife”, “Can’t Stop This Thing We Started” e “Somebody” a “Straight From The Heart” e “Heat Of The Night”. Ed in mezzo ad episodi di questo livello non hanno sfigurato anche le non numerosissime incursioni nella sua discografia più recente, come “Back To You”, “The Only Thing That Looks Good On Me Is You”, “Let’s Make A Night To Remember”, “All For Love”, “Have You Ever Really Loved A Woman” (con la bellissima chitarra spagnoleggiante di Scott), “Here I Am” e le nuovissime (dall’ultimo album “Eleven”) “Tonight We Have Star” e “I Thought I’ve Seen Everything”. Il valore aggiunto, oltre all’intensità di buona parte della scaletta, è stata comunque la presenza sul palco di Bryan Adams. Tutto in nero, chitarra a tracolla ed armonica a bocca, ha scherzato moltissimo col pubblico - sull’Italia, imitando il cantilenante italian english, sulle donne, sulle sue estati da ragazzo dalle parti di Vancouver - ha introdotto ogni canzone con qualche curiosità ed ha offerto un momento di comicità assoluta imitando i vocalismi di Tina Turner in una strofa di “It’s Only Love” (canzone cantata in passato proprio in coppia con la Turner). E poi, quando ha lasciato parlare la musica, ci ha messo un entusiasmo contagioso. Certo, poi si può criticare il fatto che i temi delle canzoni siano sempre un po’ gli stessi. Che le parole love, together, you and me, forever, ricorrano un po’ troppo spesso nei testi. Ma, comunque, non si può negare che sia stato un set emozionante, particolare e, semplicemente, molto bello.
Articolo del
05/10/2008 -
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