|
Indicati come il supergruppo del futuro del rock subito dopo la pubblicazione del loro primo album omonimo, gli Audioslave erano attesi ad una conferma anche dal vivo in queste prime date italiane. Il concerto di Roma inizia nel modo che non ti aspetti: con una “cover” dei White Stripes, che avevano suonato in città giusto tre sere fa, quella “ Seven Nation Army ” che apre “Elephant” e che dimostra quanti e quali siano i punti di contatto fra le nuove rock band. L’esecuzione è di certo più esplosiva, anche se meno graffiante, rispetto alla versione originale, e si rivela una indovinata “intro” per tutta la serata. “Set It Off”, “Exploder” e “ Gasoline”, sparate in rapida successione, denotano tutto il nocciolo metallico della band che mette insieme una costola dei Soundgarden, Chris Cornell, alla voce, la base ritmica dei Rage Against The Machine, Tim Commerford e Brad Wilk, rispettivamente al basso e alla batteria, e le impennate chitarristiche di quel Tom Morello, che dei Rage è stato uno dei padri fondatori. Sferzate elettriche di potenza inaudita, esplosioni di energia allo stato puro, sulle quali si arrampica la voce di Chris Cornell, intensa quanto basta, ma ben lontana dalla timbrica di un cantante di heavy metal. A volte il contrasto sembra irrisolvibile, e porta a dei passaggi a vuoto: è il caso di “Super Stupid” e di “Techno Ted”, ma poi gli Audioslave ritrovano il percorso a loro più congeniale, quello che coniuga l’impronta melodica di Chris Cornell con i virtuosismi chitarristici incalzanti di Tom Morello. Accade durante l’esecuzione di “ Like A Stone” e di “What You Are”, due dei brani portanti del disco, ballate metalliche dotate di un “crescendo” interno e di una intensità che fanno venire i brividi. Dopo una pausa bluesata, con l’esecuzione di “ Getaway Car”, ecco che arriva “Light My Way”, in assoluto la prima canzone scritta insieme dalla band, e ancora “Hypnotize”, fino ad una toccante “slow ballad” come “The Last Remaining Light”, brano confezionato su misura per la voce di Cornell, che infatti si conferma a disagio un istante dopo, alle prese con le grida assordanti di “ White Riot”, un’ altra “cover”, questa volta doveroso tributo alla memoria di Joe Strummer, il non dimenticato leader dei Clash. La prima parte del “set” romano si chiude con “ Shadow On The Sun”, corale e drammaticamente ispirata, impreziosita dai fraseggi della chitarra di Tom Morello che lasciano piacevolmente interdetti il pubblico presente, calcolato in circa tremila unità. Dopo qualche minuto è il solo Chris Cornell a tornare sulla scena con “ Peace And Love”, una delicata ballata acustica che crea l’atmosfera più adatta per l’introduzione di “ I Am The Highway” - forse il brano più bello degli Audioslave - durante il quale torna in scena anche il resto della band. Il finale è una apoteosi elettrica, è il trionfo delle chitarre, che trova in “ Show Me How To Live” e nella devastante “ Cochise” l’espressione più pura dell’atteggiamento antagonista, della carica selvaggia dell’intera band, che non manca di salutare i presenti con la promessa di tornare presto, e con la proiezione del simbolo del movimento pacifista americano, quel “Make Love Not War” che giganteggia sul telone che delimita il palco.
Articolo del
05/06/2003 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|