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Ne è passata di acqua sotto ai ponti, ma intorno al crepuscolo degli anni ’80 i Living Colour erano strafamosi, con dischi d’oro e passaggi su MTV, e la critica a sperticarsi di elogi per il quartetto newyorkese di black rock condotto dal brillante Vernon Reid. Quella era l’epoca in cui due azzeccati album (in particolare il primo: “Vivid” del 1988) li proiettarono sulla linea del fronte dell’embrionale scena crossover, fianco a fianco ai Red Hot Chili Peppers. Ma – a differenza dei Peppers che ressero e reggono tuttora botta - il declino artistico e di vendite di Reid & Co. fu fulmineo e inatteso, e determinò nel 1993 il conseguente scioglimento del gruppo. Tuttavia, come tante altre storie similari, quella dei Living Colour non è morta lì, e a partire dal dicembre 2000 il quartetto si è riproposto con una reunion ad intermittenza, giungendo perfino nel 2003 a pubblicare un nuovo album di studio, il mediocre “Colleidoscope”.
Una possibile chiave di lettura dell’odierno ritorno sulle scene dei Living Colour ce l’ha data la telefonata origliata nel corso dell’intervista rilasciataci dal bassista Doug Wimbish. Chiamato al cellulare da una fantomatica assistente di nome Diane (situazione che ci ha ricordato i monologhi al dittafono dell’agente Cooper di “Twin Peaks”), Wimbish ha perso una decina di minuti a spiegarle come pagare una montagna di bollette in scadenza giunte al suo indirizzo nel New Jersey. “Bills, bills, bills...”: esiste forse una più plausibile motivazione per riesumare il cadavere di una band che quanto aveva da dire lo ha detto ormai quasi 20 anni orsono?
Poi, certo, i Living Colour dal vivo sono ancora una perfetta oliatissima macchina da guerra. Le qualità strumentistiche del chitarrista Vernon Reid, del batterista Will Calhoun e del bassista Doug Wimbish (che nel ’92 prese il posto del membro originale Muzz Skillings) non si discutono. Corey Glover è (ancora) in possesso di una voce straordinaria che gli consente acuti a cui pochissimi altri riescono ad arrivare. Il fatto è che quella che si è esibita l’altra sera a Roma nell’ultima delle due date italiane, è una band professionale come poche – certo – ma non più cutting edge. Se mai lo è stata. Molto heavy (alla Body Count, per intenderci) e molto meno funky del previsto, se si escludono alcune immaginifiche escursioni bassistiche di Doug Wimbish, uno che nel CV ha pur sempre alcune epocali collaborazioni con la Sugarhill Gang, Grandmaster Flash e Tackhead (e Mick Jagger!). La scaletta della serata ha confermato l’idea di un gruppo con lo sguardo rivolto al passato (data la netta prevalenza dei brani di “Vivid”) piuttosto che al presente o al futuro (un solo estratto dal recente “Colleidoscope” – l’orecchiabile “Operation Mind Control” – e nessun nuovo inedito). Egregio nell’esecuzione ma alla lunga troppo antico e monocorde, andando unicamente ad escludere: il bel mash tra la storica “Type” e “People Make The World Go Round” (vecchio brano degli Stylistics), un paio di folli rincorse nell’hardcore-punk alla Bad Brains, e le piacevoli (e molto retro’ a dire il vero) excursioni nel funk-pop anni ’80 di “Glamour Boys” (uno degli hits tratti da “Vivid”) e “Bi” (da “Stain”, 1993). Serata nostalgia, quindi, che abbiamo personalmente scelto di concludere sul fragore della sempreverde “Cult Of Personality” - primo singolo della band e probabilmente la migliore sequenza di note che Vernon Reid e compagni abbiano regalato al mondo – perdendoci l’encore con la prevista cover di “Should I Stay Or Should I Go”. Pazienza, ma poi ce la siamo sentita in macchina nella versione dei Clash allo Shea Stadium, che peggio non è di certo.
Nota conclusiva: il locale era strapieno, con ampio afflusso di pubblico pagante. Un buon incasso, quindi, che verosimilmente contribuirà al pagamento di tutti i conti in sospeso di Reid, Calhoun, Clover e Wimbish. Missione compiuta. SETLIST: Auslander Desperate People Middle Man Pride Funny Vibe Type / People Make The World Go Round Which Way To America Operation Mind Control This Little Pig Never Satisfied Glamour Boys Bi Bless Those Ignorance Is Bliss Time’s Up Cult Of Personality
Love Rears Its Ugly Head Should I Stay Or Should I Go
(Si ringrazia Christian Briziobello della Kick Agency per la setlist gentilmente fornitaci in corso di concerto)
Articolo del
08/10/2008 -
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